Epicentro, ultima fatica di Hubert Sauper, non è soltanto un film su Cuba, sul suo presente e sulla sua storia. Composto da numerose micro storie, si addentra nella quotidianità degli abitanti della città, tratta tematiche come il turismo e come lo stesso venga osservato dalla gente del posto, ripercorre – e ci mostra attraverso filmati di repertorio – i momenti immediatamente successivi alla morte di Fidel Castro. Il tutto per un lavoro che coinvolge lo spettatore a 360° fin dal primo momento, che lo fa sentire fin da subito attore principale e non semplice osservatore esterno ai fatti.
Onesto, sincero, a tratti anche piuttosto ironico e che non esita a burlarsi – sempre restando nel politically correct, s’intende – dei potenti di turno, Davos, di Daniel Hoesl e di Julia Niemann, fa di contemplativi silenzi e di una totale assenza dei due registi davanti alla macchina da presa l’approccio ideale.
In occasione della Viennale 2020, che quest’anno, malgrado la pandemia, sta avendo luogo in tutta sicurezza e con un programma come di consueto ricco e variegato, Cinema Austriaco ha avuto l’occasione di fare una chiacchierata con la direttrice artistica Eva Sangiorgi. Con lei si è parlato di questa particolare edizione, dell’importanza di mantenere vivo e attivo il contatto con il pubblico e, più in generale, di quanto siano importanti, al giorno d’oggi, i festival cinematografici. Intervista a cura di Marina Pavido.
Sono importanti riferimenti alla letteratura, alla filosofia e al cinema stesso, oltre a un’atmosfera leggera come una piuma e a un gradito tocco di surrealismo – unitamente a colori pastello, ulteriormente valorizzati da riprese in Super8 – a rendere al meglio l’essenza di questo piccolo e prezioso Ad una Mela. Trailer della Viennale 2020, diretto da Alice Rohrwacher.
Presentazione della Viennale 2020. A Vienna dal 22 ottobre al 1° novembre 2020.
La regista e produttrice cinematografica Gerda Leopold – specializzata nella produzione di lungometraggi in Virtual Reality e fondatrice, nel 2014, della Amilux Film – nel suo Eine Sache der Perspektive (tradotto letteralmente: “questione di punti di vista”) ha messo in scena un dramma contemporaneo in cui, di volta in volta, ci viene mostrato il punto di vista – rigorosamente in soggettiva – di un personaggio diverso, per una serie di episodi collegati tra loro. Il tutto per un lungometraggio totalmente innovativo dal punto di vista tecnico, proiettato in anteprima lunedì 19 ottobre 2020, presso lo storico Breitenseer Lichtspiele di Vienna.
Good News – brillante esordio di Ulrich Seidl dopo una serie di cortometraggi e mediometraggi – segue passo passo la quotidianità di tutti quei lavoratori, provenienti principalmente dal Bangladesh, che vengono assunti dalle maggiori testate nazionali, al fine di vendere i loro quotidiani per le strade della città e all’interno delle stazioni della metropolitana. Un sistema, il presente, che vede una gerarchia di classe più che mai marcata, dove l’esasperata staticità delle vite degli altoborghesi si contrappone fortemente all’instabilità, alla mancanza di certezze e di sicurezza delle vite degli immigrati.
In Oskar & Lilli, soluzioni visivamente opinabili sono accompagnate da un’ottima caratterizzazione dei personaggi e da un gradito tocco fiabesco, soluzione ottimale per una storia drammatica dove la speranza è sempre l’ultima a morire e dove, talvolta, infrangere le regole può rivelarsi davvero la scelta migliore che si possa mai compiere.
Fotografia e cinema del reale nella sua accezione più pura diventano, dunque, le colonne portanti del presente Der Fotograf von der Kamera. E ancora una volta, l’inconfondibile approccio registico di Tizza Covi e Rainer Frimmel, fatto di momenti di osservazione e discreto pedinamento, è riuscito a farci sentire parte di un mondo che fino a poco tempo prima conoscevamo solo sommariamente.
Se, ancora oggi, quando ci capita di visionare lungometraggi come l’esilarante e raffinato Ninotschka o i sottili e inquietanti Angoscia e Niagara, proviamo le stesse sensazioni che hanno vissuto gli spettatori dell’epoca, è segno del fatto che la scrittura di Walter Reisch – oltre, ovviamente, al talento di chi li ha a suo tempo diretti – è più che mai giovane e attuale.