A partire dagli anni Venti, in Russia si sperimentavano nuovi modi di messa in scena attraverso un uso innovativo del montaggio. Da tale fermento artistico fu influenzato anche il regista Franz Rossak nel realizzare Mr. Pim’s Trip to Europe. Il film era stato concepito come film di propaganda per il partito socialdemocratico della Vienna Rossa. Realtà e finzione, ma anche vecchio e nuovo si incontrano, qui, per dar vita a qualcosa di totalmente innovativo per l’epoca e con ben precise finalità.
Nel 1928 la Vossische Zeitung pubblicò per la prima volta, a puntate, Niente di nuovo sul Fronte occidentale. Erich Maria Remarque era ancora un autore praticamente sconosciuto. Finalmente, si aveva un’immagine della guerra osservata da chi l’aveva vissuta in prima persona combattendo sul fronte. La guerra veniva qui considerata come un evento finalizzato soltanto ad arricchire i potenti.
I film Die Schreckentage von Wien di Rudi Mayer e Ottobre di Sergei Eisenstein trattano due argomenti simili, ma ci appaiono, al contempo, del tutto antitetici per quanto riguarda l’approccio registico scelto. Mentre nel film di Mayer, infatti, la Rivolta di luglio ci mostra sostanzialmente come una protesta abbia causato ingenti danni alla città, il film di Eisenstein mette in primo piano i bisogni dei cittadini.
Nel corso di soli due anni notiamo come il popolo iniziava ad acquisire maggiore consapevolezza della propria identità e dei propri diritti. Quale mezzo migliore del cinema, dunque, per dargli finalmente voce? In questo senso, dunque, il cinema proletario austriaco ha svolto un ruolo centrale.
Per quanto riguarda la nascita del cinema proletario austriaco, i documentari che ci mostrano non soltanto scioperi e proteste, ma anche eventi del calibro di cerimonie funebri si sono rivelati degli ottimi documenti storici atti a mostrarci la partecipazione del popolo a determinate manifestazioni, ma anche la considerazione che veniva dedicata alle diverse classi sociali.
A portare alla nascita del cinema proletario austriaco sono stati, in particolare, tre eventi, tre date fondamentali che hanno fatto sì che, pian piano, la settima arte prendesse una determinata direzione.
Negli anni a ridosso della Prima Guerra Mondiale si sentiva più forte che mai la necessità di difendersi dalle brutture di un presente drammatico e di aggrapparsi a ogni minima speranza per il futuro. La settima arte non è rimasta indifferente e in questi anni ha preso una direzione totalmente nuova, facendosi portavoce di ogni essere umano, delle sue debolezze, delle sue paure, del suo disperato desiderio di felicità.
Durante la Prima Guerra Mondiale determinate case di produzione furono incaricate dall’esercito e dalla monarchia al fine di sfruttare al meglio il cinema per scopi propagandistici. Il processo di lavorazione dei film, tuttavia, non fu sempre semplice e lineare.
I film di propaganda realizzati durante la Prima Guerra Mondiale erano pensati soprattutto per trasmettere alla nazione e a tutto il mondo l’immagine di un’Austria forte, vincente, che avrebbe fatto di tutto per il bene dei suoi cittadini. Eppure vi sono determinati documentari che, quasi inavvertitamente, trasmettevano al pubblico un messaggio ben diverso.
Nei documentari realizzati durante la Prima Guerra Mondiale erano proprio la macchina da presa e il montaggio a decidere cosa andava mostrato allo spettatore, quali immagini dal fronte potessero rendere al meglio l’idea della guerra e impressionare il pubblico, trasmettendo, al contempo, l’immagine di un’Austria vittoriosa.