MONEY
Money sa ben catturare una realtà che solo chi ha vissuto in prima persona può comprendere davvero, ma che, di fatto, riguarda praticamente tutti noi e che, nonostante il passare degli anni, è ancora così pericolosamente attuale.
Money sa ben catturare una realtà che solo chi ha vissuto in prima persona può comprendere davvero, ma che, di fatto, riguarda praticamente tutti noi e che, nonostante il passare degli anni, è ancora così pericolosamente attuale.
Nel video musicale Auto dei KLITCLIQUE molti cliché vengono scardinati da un approccio critico e ironico allo stesso tempo. Anna Spanlang ha successivamente ripreso questa stessa tematica anche in diverse sue opere a venire. Sempre alla ricerca di nuovi linguaggi cinematografici, naturalmente.
In That to You, Nana Swiczinsky ci ha semplicemente raccontato di sé. E lo ha fatto attraverso una piccola e preziosa opera in cui la costante ricerca di nuovi linguaggi cinematografici fa immediatamente da protagonista assoluta.
In Helen A/B + Das Meer, tramite immagini riprese dalla telecamera direttamente dal monitor di un computer, assistiamo a una profonda e mai banale riflessione sul come di volta in volta l’immagine venga manipolata, sulla dualità al cinema e su come determinati cliché siano ormai diventati all’ordine del giorno.
The Secret of the Grey Cells può essere indubbiamente considerato un film autobiografico, ma anche, e soprattutto, un’opera che racconta in generale l’affascinante mondo dell’arte in una delle sua fasi più delicate in modo ironico e autoironico.
In Die Fliege una piccola e divertente storiella prende magicamente vita sul grande schermo, riuscendo a catturare immediatamente la nostra attenzione, a tenerci in tensione e, naturalmente, a divertirci.
In Doorfourteen un ambiente vuoto può diventare ancora incredibilmente vivo e pulsante e le storie che man mano prendono vita stanno in realtà a raccontarci non l’appartamento protagonista del cortometraggio, bensì le persone stesse che provano a immaginarle.
Heading è un breve e appassionante viaggio in un mondo che tutti conosciamo, ma di cui, solitamente, non ci si sofferma mai ad analizzare e osservare determinati aspetti.
Liebe TV di Hubert Sielecki è un’attenta e ironica analisi del mondo dell’audiovisivo e del suo rapporto con il grande pubblico nell’epoca postmoderna.
In Dropping Furniture, il “passato” arriva sul grande schermo in modo del tutto “anticonvenzionale”. Gli oggetti, lasciati cadere dai due registi da un’altezza di sette metri, si rompono in mille pezzi una volta arrivati per terra. Il risultato finale è quasi una sorta di coreografia dall’effetto visivamente magnetico, al termine della quale i due ambienti inizialmente vuoti ci appaiono meravigliosamente variopinti.