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DAVOS

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di Daniel Hoesl e Julia Niemann

voto: 7.5

Onesto, sincero, a tratti anche piuttosto ironico e che non esita a burlarsi – sempre restando nel politically correct, s’intende – dei potenti di turno, Davos, di Daniel Hoesl e di Julia Niemann, fa di contemplativi silenzi e di una totale assenza dei due registi davanti alla macchina da presa l’approccio ideale.

In una piccola cittadina sulle Alpi svizzere…

Sulle Alpi svizzere c’è una piccola cittadina di circa 11.000 abitanti. In questa cittadina, a suo tempo, Thomas Mann ha voluto ambientare il proprio romanzo La Montagna incantata. In questa cittadina, ogni anno si svolge il WEF, il World Economic Forum. In questa cittadina, i registi Daniel Hoesl e Julia Niemann hanno deciso di realizzare il loro ultimo documentario. Stiamo parlando di Davos, che prende il titolo, appunto, proprio dal nome della città e che è stato presentato in anteprima austriaca in occasione della Viennale 2020.

Davos è una cittadina come tante. Durante l’anno la vita scorre tranquilla senza particolari scossoni. Eppure, per quattro giorni consecutivi, le cose cambiano: durante le giornate del WEF la cittadina di riempie di visitatori, cariche politiche e giornalisti. Sembra quasi cambiare totalmente sembianze. E i registi, dal canto loro, cosa fanno?

Con un approccio sì vicino a ciò che raccontano, ma anche, in determinati casi, distanziato quanto basta, osservano la realtà che li circonda, concentrandosi non soltanto sui giorni frenetici in cui solitamente ha luogo il Forum, ma anche – e soprattutto – sulla normale quotidianità, dove la vera essenza della città e delle persone che vi abitano viene meravigliosamente fuori. Una contrapposizione, la presente, che fa del forte contrasto mostratoci il suo cavallo di battaglia e che punta il dito direttamente contro il mondo capitalista e – a tratti – anche ipocrita e piuttosto ridicolo di alcuni potenti.

Una giornalista, appena prima di una diretta televisiva, chiede di essere messa su di una pedana un po’ più alta, al fine di riuscire a raggiungere in altezza il personaggio che sta per intervistare. Un importante relatore del WEF fa letteralmente scena muta nel momento in cui gli vengono chieste spiegazioni circa alcuni dati, che lo stesso ignora totalmente. Poi, con un sapiente montaggio alternato, ci allontaniamo dal centro congressi ed entriamo, finalmente, nelle case degli abitanti di Davos: mentre una coppia di allevatori sta facendo nascere un vitello, tentando, invano, di salvargli la vita, una coppia di cacciatori si intrattiene, mentre aspetta che si palesino alcune prede. E mentre un gruppo di pescatori si ritira dopo una giornata poco prolifica, all’interno di un centro di integrazione, alcuni volontari fanno le prove di uno spettacolo con alcuni ragazzi provenienti da tutto il mondo. Questa è la normale quotidianità di Davos. E la stessa, al termine del Forum, viene immediatamente ripristinata nel momento in cui i vari ospiti e visitatori si accingono ad abbandonare la città e nel momento in cui le insegne poste per l’occasione sopra le porte di determinate attività commerciali vengono smontate.

Perfettamente in linea con la poetica e le tematiche di Daniel Hoesl – le stesse presenti in Soldier Jane (2013) e nel più recente WiNWiN (2016) – ciò che qui viene messo in scena è, fondamentalmente, la forte contrapposizione tra il capitalismo e una vita in cui sono ancora le antiche, semplici abitudini a svolgere un ruolo principale. E ancora, il potere del denaro sulla gente, il potere che dà alla testa, che dimentica ogni singolo essere umano e che rende ciechi. E se in Soldier Jane l’immagine di un sostanzioso mazzo di banconote che prende fuoco è probabilmente l’immagine più pregnante di tutto il film, nel presente Davos, assai simbolica e pessimista è la scena in cui vediamo un vitellino nato morto, nonostante gli sforzi di veterinari e contadini.

Onesto, sincero, a tratti anche piuttosto ironico e che non esita a burlarsi – sempre restando nel politically correct, s’intende – dei potenti di turno, questo ultimo documentario di Daniel Hoesl e di Julia Niemann fa di contemplativi silenzi e di una totale assenza dei due registi davanti alla macchina da presa l’approccio ideale. E lo spettatore, immediatamente, viene completamente immerso in questo mondo così singolare e così, in un determinato periodi dell’anno, incredibilmente contraddittorio. Simbolo di un mondo che, (non troppo) lentamente sta perdendo la propria genuinità, scegliendo di essere guidato esclusivamente dal Dio Denaro.

Titolo originale: Davos
Regia: Daniel Hoesl, Julia Niemann
Paese/anno: Austria / 2020
Durata: 100’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Daniel Hoesl, Julia Niemann
Fotografia: Andi Widmer
Produzione: European Film Conspiracy Association

Info: la scheda di Davos sul sito della Viennale; la scheda di Davos sul sito della Austrian Film Commission