SPAIN
Spain è un film che gioca sui concetti di tempo, di violenza, ma anche di solitudine e di destino attraverso tante storie di altrettante persone che finiscono inevitabilmente per influenzarsi l’un l’altra.
Spain è un film che gioca sui concetti di tempo, di violenza, ma anche di solitudine e di destino attraverso tante storie di altrettante persone che finiscono inevitabilmente per influenzarsi l’un l’altra.
La commedia Sachertorte è una (spesso eccessiva) celebrazione dell’amore giovanile, internazionale e, contemporaneamente, un tributo al mito della torta al cioccolato più famosa del mondo.
How to be normal and the Oddness of the Other World è un lungometraggio particolarmente interessante non soltanto per I temi trattati, ma anche per la particolare e coraggiosa messa in scena adottata dal regista. Alla Berlinale 2025, sezione Perspectives.
The Fox potrebbe inizialmente sembrare uno dei tanti (troppi?) film che mettono in scena uno speciale rapporto di amicizia tra uomini e animali. E nel momento in cui ci si approccia a storie del genere, il rischio di dar vita a qualcosa di eccessivamente retorico è più che mai alto. Adrian Goiginger, fortunatamente, è riuscito a evitare tali errori, concentrandosi prevalentemente sui traumi infantili del giovane protagonista. Alla Diagonale’23.
Alma & Oskar non è soltanto la genesi di alcune tra le opere pittoriche fondamentali del secolo scorso. Alma & Oskar è passione, desiderio, rabbia. Un lungometraggio estremamente raffinato nella sua messa in scena e che si lascia ispirare da quanto realizzato oltreoceano, pur mostrando una propria, marcata personalità. Alla Diagonale’23.
In De Facto non v’è bisogno di complesse scenografie, di materiali d’archivio, di molti attori o della ricostruzione sul set di determinati eventi storici. La regista, al contrario, punta tutto sulla semplicità e sull’essenziale, optando per una messa in scena ben studiata e fortemente minimalista, che, tuttavia, riesce perfettamente nei propri intenti.
Non vediamo, in Louis van Beethoven un compositore all’opera. Non assistiamo al processo creativo che ha portato alla nascita di alcune delle suo più celebri composizioni. Non il risultato finale, ma ciò che, fondamentalmente, ha portato a esso. Un’idea indubbiamente vincente, che, tuttavia, ha reso il lungometraggio di Niki Stein un lavoro eccessivamente dispersivo, in cui il regista stesso ci appare troppo freddo nei confronti del suo protagonista e delle sue opere.
In Half a Life di Nikolaus Leytner, di fianco a una chiara impostazione prettamente televisiva, vengono sollevate ben più complesse questioni morali riguardanti la rabbia, il rancore, un enorme dolore e, non per ultimo, uno straziante senso di colpa.
Il Truffatore di Pepe Danquart presenta una caratterizzazione che strizza l’occhio ai gangster movies statunitensi, ma che, nell’insieme, ricorda da vicino anche le commedie francesi contemporanee, grazie a un riuscito mix di generi, tra il polar e la commedia vera e propria.
C’è davvero da sbizzarrirsi nel maneggiare tutti i numerosi spunti che la vita di questo geniale artista ha da offrirci. Tutto sta nel saperli gestire bene, dando vita a un lavoro mai scontato o didascalico, che sappia tracciare un ritratto il più possibile appassionato e fedele di una delle più importanti personalità artistiche di tutta l’Austria. E Dieter Berner è perfettamente riuscito in tale mai facile e per nulla banale impresa con il suo Egon Schiele.