In Doorfourteen un ambiente vuoto può diventare ancora incredibilmente vivo e pulsante e le storie che man mano prendono vita stanno in realtà a raccontarci non l’appartamento protagonista del cortometraggio, bensì le persone stesse che provano a immaginarle.
Ene Mene Muh – Und tot bist du! è una piacevole commedia in cui il giallo che ha luogo all’interno della casa di riposo mai assume connotazioni cupe o drammatiche, ma finisce per rivelarsi un vero e proprio inno alla vita e, in particolare, a chi ha avuto modo di vivere una vita particolarmente lunga.
La Pianista è un’opera talvolta crudele, dolente e dolorosa, che nel mettere in scena il dramma di una donna con cui nessuno di noi si sente (quasi mai) di empatizzare, denota innanzitutto grande conoscenza dell’animo umano. Al Festival di Cannes 2001.
In Our Balance of Performance, attraverso la metafora di un gioco di carte, anche noi ci sentiamo quasi come “pedine” all’interno di un sistema molto più grande.
Copy Shop è il presente e il futuro. La perdita dell’identità e della soggettività a causa dei moderni media. Copy Shop è la perdita di ogni certezza, in un mondo in cui non sappiamo più cosa è vero e cosa non lo è.
That’s All è un viaggio emozionante e commovente tra passato e presente, in cui frammenti di quotidianità ci vengono mostrati quasi a mo’ di vecchie fotografie. Tizza Covi e Rainer Frimmel, ancora una volta, hanno reso viva sullo schermo una realtà che sembra quasi far parte di un mondo a sé. Ancora una volta, come di consueto nelle loro opere, ciò che ci viene raccontato assume quasi le sembianze di una favola.
Homemad(e) è una preziosa testimonianza di un mondo che era e di un mondo che è. Un viaggio all’interno della storia viennese del Novecento, per una serie di immagini, volti e testimonianze di chi, memore di un passato a tratti doloroso, ha deciso di raccontarsi e di raccontare una Vienna che sta per entrare in un nuovo millennio.
L’immagine finale del cortometraggio Flora – con la protagonista che corre verso una meta sconosciuta – segna ancora di più i parallelismi con il presente Lovely Rita. Qui, tuttavia, ogni cosa è portata all’estremo, tutto è molto più crudo, molto più vero. E la speranza di un futuro migliore, che traspariva al termine della visione del precedente cortometraggio, sembra, ormai, soltanto un vago ricordo.
Grande assente alla 76° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, Ulrich Seidl non è riuscito a presentare in tempo Wicked Games, sua ultima fatica. Eppure, il controverso cineasta austriaco è ormai di casa al Lido. Basti pensare che la sua notorietà a livello internazionale è stata ufficialmente raggiunta nel 2001, anno in cui ha presentato in concorso Canicola, che si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria.