The Stories è un lungo, spesso doloroso, e appassionante viaggio in un’epoca (non troppo) lontana. Il personale diviene subito universale. Le musiche, i suoni e i colori di quel mondo mostratoci dal regista resteranno nella nostra memoria per molto tempo. Alla Diagonale 2026.
Aufputzt is’ è un film reso ancora più ricco e stratificato da un ottimo cast e da espedienti che ci fanno immediatamente ripensare a un altro grande cult natalizio nella storia del cinema austriaco: Single Bells.
Soldier Monika è il documentario che non ci aspettiamo, un’opera vivace, pulsante e incredibilmente sorprendente, che potrebbe essere paragonata quasi a un giro sulle montagne russe e che vede nel suo maggiore punto di forza una riuscita (e gradita) commistione tra documentario, teatro e animazione. Alla Diagonale 2025.
Con Welcome Home Baby, Andreas Prochaska ha realizzato un lungometraggio molto più complesso, stratificato e simbolico di quanto inizialmente possa sembrare, senza paura di osare e di sperimentare. Alla Berlinale 2025, sezione Panorama.
Intelligente, a tratti esilarante e decisamente spietato, Peacock ci mostra un mondo in cui ogni aspetto del quotidiano viene studiato e pianificato fin nel minimo dettaglio senza lasciare spazio alla spontaneità e ai sentimenti veri. All’81° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, sezione Settimana Internazionale della Critica.
Durante la visione di The Devil’s Bath abbiamo immediatamente l’impressione che qualcosa di terribile stia per accadere. Veronika Franz e Severin Fiala hanno dato vita a un lungometraggio raffinato e disturbante, estremamente attuale e pregno di un forte simbolismo. In concorso alla Berlinale 2024.
In Andrea gets a Divorce, secondo lungometraggio da regista di Josef Hader, commedia e tragedia si alternano in continuazione, si confondono, si fondono all’interno di un’opera matura e intelligente. Alla Berlinale 2024, sezione Panorama.
Maria Hofstätter si è sempre distinta per la costante ricerca di ruoli interessanti, per sé stessa e per il pubblico. Ogni ruolo, per lei, deve essere usato per dar sfogo ai propri sentimenti, avendo la certezza che qualcuno sarà in ascolto. Grande protagonista, insieme a Ulrich Seidl, della Mostra del Cinema di Venezia 2001 e 2012.
Paradise: Faith ci mostra non soltanto il fanatismo religioso in una delle sue più estreme declinazioni. No. In Paradise: Faith, infatti, Ulrich Seidl ci mostra la religione vissuta in modo maniacale, che quasi sembra dimenticare il valore dell’essere umano stesso. Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2012.
In Paradise: Love troviamo tutte le costanti del cinema di Ulrich Seidl in un’opera profondamente intelligente, dolorosa e spietata. Il cinismo e l’ipocrisia degli esseri umani, la differenza tra le classi sociali, ma anche – e soprattutto – una profonda solitudine e un disperato bisogno d’amore fanno da protagonisti assoluti. Potrà mai esserci una seppur debole possibilità di salvezza? Il regista sembra non avere alcun dubbio in merito.