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WALTER REISCH – TOCCO DI CLASSE

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Se, ancora oggi, quando ci capita di visionare lungometraggi come l’esilarante e raffinato Ninotschka o i sottili e inquietanti Angoscia e Niagara, proviamo le stesse sensazioni che hanno vissuto gli spettatori dell’epoca, è segno del fatto che la scrittura di Walter Reisch – oltre, ovviamente, al talento di chi li ha a suo tempo diretti – è più che mai giovane e attuale.

Un talento senza tempo

Regista, sporadicamente attore, in principio anche fotografo, giornalista e scenografo, ma, soprattutto, tra i più importanti sceneggiatori del cinema austriaco, tedesco e statunitense dagli anni Trenta agli anni Sessante circa, Walter Reisch è quello che si dice un vero e proprio talento poliedrico.

Già, perché, di fatto, se al giorno d’oggi pellicole del calibro di Mascherata (Willi Forst, 1934), Angoscia (George Cuckor, 1944) o Niagara (Henry Hathaway, 1953) sono di diritto passate alla storia (anche) per i loro impeccabili script, in pochi ricorderanno che, prima di dedicarsi quasi esclusivamente al suo vero talento, Reisch si è cimentato con diversi settori riguardanti la settima arte e non solo.

Nato a Vienna il 23 maggio 1903 da un libraio di origini ebraiche e dalla poetessa Gisela Kreis, Reisch fu da sempre affascinato dal mondo dell’arte e della cultura, al punto da iniziare, fin da giovanissimo, a lavorare come comparsa in qualche spettacolo teatrale e nei primi film muti realizzati in Austria. Tali film erano prodotti principalmente dalla Sascha-Film, i cui due registi di punta erano Mihály Kertész (che successivamente cambierà il suo nome in Michael Curtiz) e Alexander Korda. Cosa c’è di strano? Nulla, se non fosse per il fatto che entrambi – essendo ungheresi – avevano alcune difficoltà con la lingua. Ed ecco che divenne ben presto compito di Walter Reisch occuparsi delle didascalie dei film, fino a diventare assistente al montaggio e alla regia di Korda.

Ma in quegli anni l’industria cinematografica austriaca entrò in crisi e non era semplice continuare in questo settore. Fu così che, dopo aver lavorato, inoltre, anche come fotografo per i cinegiornali, Reisch iniziò a fare la spola tra Vienna e Berlino, dove il cinema, al contrario, era decisamente fiorente. Fu qui che iniziò a scrivere le sue prime sceneggiature. Del 1925, infatti, è uno dei suoi primi, importanti lavori: Ein Walzer von Strauss, diretto successivamente da Max Neufeld. Dopo un primo, fruttuoso periodo a Belino, tuttavia, Walter Reisch, a causa dell’avvento del nazismo e viste le sue origini ebraiche, si stabilì definitivamente a Vienna, dove divenne una delle colonne portanti della produzione cinematografica dell’epoca.

Da questo periodo in avanti iniziò una lunga e prolifica collaborazione con l’attore – e successivamente regista – Willi Forst. Del 1931, infatti, è il film Il Ratto di Monna Lisa, scritto da Reisch, interpretato da Forst e diretto da Geza von Bolvary. Ma fu soltanto nel momento in cui Willi Forst decise di passare alla regia che entrambi iniziarono a farsi maggiormente conoscere anche al di fuori dei confini nazionali. Nel 1933 fu la volta di Angeli senza Paradiso – scritto da Reisch e diretto da Forst – mentre l’anno successivo ottenne grande successo alla Mostra del Cinema di Venezia – dove si aggiudicò il Premio alla Miglior Sceneggiatura – Mascherata, divenuto, in seguito, un vero e proprio cult all’interno della produzione austriaca, nonché maggior successo di Willi Forst e pellicola che lanciò anche al cinema la già affermata attrice teatrale Paula Wessely.

E fu proprio la giovane e talentuosa Wessely a essere scelta da Walter Reisch per il suo debutto alla regia – Episodio – anch’esso presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1935 e che vide il conferimento della Coppa Volpi alla Miglior Interpretazione Femminile proprio alla sua giovane protagonista.

Questo periodo idilliaco, tuttavia, non sembrava essere destinato a durare a lungo. E i motivi che, qualche anno prima, avevano spinto Reisch ad allontanarsi da Berlino iniziarono ben presto ad avere risonanza anche in Austria. Nel 1938 avvenne il tanto temuto Anschluss. Per Walter Reisch – così come per numerosi altri suoi amici e colleghi – era giunto il tempo di spostarsi verso altri lidi. Si avviava alla conclusione, dunque, un periodo particolarmente felice e prolifico. Un periodo in cui Reisch aveva avuto modo di affermarsi definitivamente come sceneggiatore, in cui aveva avuto anche importanti riconoscimenti per la sua opera prima da regista e in cui, tra l’altro, aveva conosciuto e si era sposato con quella che sarebbe diventata la sua compagna di vita fino alla fine: l’attrice e ballerina Elisabeth Handl, meglio conosciuta come Poldy Dur (nome d’arte, il suo, preso direttamente dal film Mascherata, dove proprio la giovane protagonista, interpretata da Paula Wessely, si chiamava Leopoldine Dur).

Nel 1936, dunque, Walter Reisch e la moglie si recarono inizialmente a Londra – dove tempo prima si era trasferito anche Alexander Korda. Dello stesso anno è La Segretaria, primo film in lingua inglese diretto da Reisch. Fu soltanto, tuttavia, l’anno successivo che la coppia si spostò negli Stati Uniti. E fu proprio qui che il nome di Reisch entrò finalmente a far parte di diritto dell’Olimpo dei Grandi. Con un primo contratto con la Metro Goldwin Mayer, dunque, prese vita Il Grande Valzer di Julien Duvivier, primo di tanti film in cui Reisch iniziò a lavorare con un’équipe di sceneggiatori. Da quel momento in avanti, la strada fu tutta in salita. Nel 1939, insieme a Charles Brackett e al suo connazionale Billy Wilder, scrisse la sceneggiatura di Ninotschka – intramontabile classico diretto da uno dei padri indiscussi della commedia: il grande Ernst Lubitsch. Con una straordinaria Greta Garbo nelle vesti di un ufficiale sovietico che viene sedotto da un aristocratico a Parigi – indimenticabile lo slogan “La Garbo ride!” con cui fu lanciato il film – la sceneggiatura si aggiudicò una nomination all’Oscar. Ma questa non fu l’unica grande soddisfazione di Walter Reisch. Del 1940, ad esempio, è il lungometraggio Corrispondente X – diretto da King Vidor e interpretato da Clark Gable e dalla sua connazionale Hedy Lamarr, nonché sua seconda nomination all’Oscar. Nel 1941, inoltre, l’autore scrisse Lady Hamilton – successivamente diretto da Alexander Korda – e Quell’incerto Sentimento, successo minore di Lubitsch.

L’apice della carriera, tuttavia, fu raggiunto nel 1944 con la scrittura di Angoscia, capolavoro di George Cuckor con una straordinaria Ingrid Bergman nel ruolo di una donna vessata da un marito sadico (impersonato da Charles Boyer) che cerca di farla impazzire. Con questo lungometraggio, Reisch ottenne una terza nomination all’Oscar.

Dopo un breve periodo con la Universal Pictures – in cui Walter Reisch sceneggiò e diresse Scheherazade, del 1947 – ecco che l’autore venne contrattualizzato dalla 20th Century Fox. A questo periodo particolarmente prolifico sono da ascriversi lungometraggi come il noir Niagara, con una perfida Marylin Monroe in uno dei suoi primi ruoli importanti, e Titanic (Jean Negulesco, 1953), che finalmente valse a Reisch la vittoria dell’Oscar alla Miglior Sceneggiatura.

Questo fu davvero il culmine della carriera cinematografica di Walter Reisch. Una carriera di tutto rispetto che si concluse nel 1959 con la redazione della sceneggiatura di Viaggio al Centro della Terra, diretto da Henry Levin e tratto dall’omonimo romanzo di Jules Verne. Divenuto, ormai, un nome di tutto rispetto all’interno della produzione cinematografica mondiale, per più di vent’anni Reisch non lavorò molto, ma preferì ritirarsi a vita privata. Fino a tornare al suo primo, grande successo, ossia a Mascherata. Negli ultimi anni della sua vita, infatti, lo scrittore si cimentò con la stesura di un’omonima operetta, ispirata al cult di Willi Forst e la cui prima ebbe luogo al Theater in der Josefstadt di Vienna nel 1983. Reisch, tuttavia, non poté assistervi, in quanto si ammalò e morì il 28 marzo dello stesso anno.

Con lui se ne andava uno dei più importanti autori della Hollywood degli anni d’oro, oltre a uno dei più importanti nomi ad aver contribuito a far conoscere anche al di fuori dei confini nazionali alcune chicche della cinematografia austriaca degli anni Trenta. E anche a distanza di anni, sono ancora in molti gli autori a ispirarsi idealmente a lui. Perché, di fatto, se, ancora oggi, quando ci capita di visionare lungometraggi come l’esilarante e raffinato Ninotschka o i sottili e inquietanti Angoscia e Niagara, proviamo le stesse sensazioni che hanno vissuto gli spettatori dell’epoca, è segno del fatto che la scrittura di Walter Reisch – oltre, ovviamente, al talento di chi li ha a suo tempo diretti – è più che mai giovane e attuale, in grado di parlare a un pubblico di giovanissimi, così come agli spettatori che negli anni Quaranta si recavano nelle sale statunitensi. Un piglio autoriale come se ne sono visti pochi nel corso degli anni, grazie al quale Reisch può dirsi finalmente immortale.

Info: la scheda di Walter Reisch su iMDb