Il Miracolo della Carinzia ha tutto l’aspetto di un thriller ricco di adrenalina, ma anche di un importante dramma umano in cui nessuno è realmente innocente, ma in cui solo il coraggio e la perseveranza possono realmente salvare delle vite.
La Pianista è un’opera talvolta crudele, dolente e dolorosa, che nel mettere in scena il dramma di una donna con cui nessuno di noi si sente (quasi mai) di empatizzare, denota innanzitutto grande conoscenza dell’animo umano. Al Festival di Cannes 2001.
In Gina, ogni singola inquadratura ci fa progressivamente empatizzare con la giovane protagonista, vittima innocente, ma anche bambina forte e risoluta, che non ha paura di prendere il controllo della propria vita per poter essere finalmente felice. Alla Diagonale 2025.
Con Welcome Home Baby, Andreas Prochaska ha realizzato un lungometraggio molto più complesso, stratificato e simbolico di quanto inizialmente possa sembrare, senza paura di osare e di sperimentare. Alla Berlinale 2025, sezione Panorama.
Conflitti interiori, colpa, vergogna, paura contrapposte alla gioia della liberazione: in Persona non grata di Antonin Svoboda c’è tutto questo e non solo.
In Woodland, il romanticismo del Waldeinsamkeit ha gli occhi della rassegnazione di Gerti, la prossemica abitudinaria di Franz e il caos interiore di Marian, l’unica che sembra poter trarre qualcosa di positivo dallo scontro di due mondi, vecchi e nuovi.
Con Mermaids don’t cry, la regista Franziska Pflaum ha realizzato una sorta di favola contemporanea delicata e simbolica, in cui una magnetica protagonista sta a rappresentare una sorta di eroina postmoderna nel suo (spesso difficile) percorso verso una nuova consapevolezza di sé. Alla Diagonale’23.
Il Tabaccaio di Vienna è indubbiamente un lungometraggio accattivante, ma si perde per i numerosi sentieri che ha deciso di percorrere, perdendo a sua volta di carattere. E nemmeno la partecipazione di Bruno Ganz o un cameo della grande Erni Mangold possono fare molto.
The Whore’s Son è la storia di un disperato amore madre-figlio. Un continuo rincorrersi senza mai riuscire a incontrarsi. Un rapporto di amore-odio che, spesso, può portare alle più estreme soluzioni.
Peter va sulla Luna è tutto sommato un divertente, variopinto e a tratti adrenalinico lungometraggio per tutta la famiglia. Un film dal respiro internazionale che, tuttavia, sia per quanto riguarda lo script che per la realizzazione dei disegni in computer grafica, risente molto del confronto con altri film d’animazione realizzati nel frattempo in tutto il mondo. Alla Diagonale’22.