MONEY
Money sa ben catturare una realtà che solo chi ha vissuto in prima persona può comprendere davvero, ma che, di fatto, riguarda praticamente tutti noi e che, nonostante il passare degli anni, è ancora così pericolosamente attuale.
Money sa ben catturare una realtà che solo chi ha vissuto in prima persona può comprendere davvero, ma che, di fatto, riguarda praticamente tutti noi e che, nonostante il passare degli anni, è ancora così pericolosamente attuale.
Con Festival, in circa quattro minuti Hubert Sielecki è riuscito con lucidità, sguardo critico e umorismo a fotografare alla perfezione una realtà indubbiamente affascinante sotto molti punti di vista, ma anche estremamente controversa.
In For You sono oggetti appartenenti a un’epoca lontana a raccontarci una storia. Un fermaglio, una fotografia, ma anche una collana che, tramite un raffinato lavoro di montaggio, sembra quasi dar vita a una sorta di coreografia davanti alla macchina da presa.
In Syntagma di VALIE EXPORT, il grande protagonista è proprio il corpo della donna e il suo rapporto con la realtà che lo circonda. Il corpo che, di volta in volta, si adatta ai diversi contesti, alle diverse forme. Il corpo che soltanto grazie al cinema ha la possibilità di “liberarsi”, di trovare tante, nuove e inaspettate declinazioni, di scoprire un nuovo sé.
Who was Edgar Allan? è un raffinato giallo dal carattere noir in cui una Venezia spesso lontana da come tutti noi siamo abituati a immaginarla fa da perfetta coprotagonista. Michael Haneke, dal canto suo, è riuscito perfettamente a mettere in scena una storia tanto intrigante quanto contorta e fortemente controversa.
In NavelFable, Mara Mattuschka ha optato per una messa in scena tanto minimalista quanto estremamente sperimentale. Una semplice animazione in stop motion, insieme a primissimi piani, a dettagli di bocche che urlano coperte da calze di nylon e a disegni che ricalcano direttamente i vari strappi sulle suddette calze rendono appieno l’idea di ciò che la regista ha voluto comunicarci.
Mansur Madavi si è divertito a sorprenderci, a confonderci a farci completamente identificare con il suo protagonista. Just behind the Door è un lungometraggio semplice e complesso allo stesso tempo. Un lungometraggio che fa tesoro di quanto realizzato in passato, ma che riesce comunque a trovare una propria strada, rivelandosi un vero e proprio gioiello del cinema austriaco. Nell’ambito della retrospettiva Keine Angst del Filmarchiv Austria.
Farewell è la ricerca di una scappatoia dalla realtà e l’approdo a una terra “non-promessa” fatta di felicità. Una critica al sistema talvolta prolissa ed esasperante, ma che ben fotografa lo Zeitgeist dell’epoca. Alla Viennale 2023, all’interno della retrospettiva Keine Angst del Filmarchiv Austria.
Realismo, minimalismo, musica e anche, di quando un quando, una gradita ironia rendono Ich oder Du un lungometraggio accattivante sia dal punto di vista della storia in sé che dal punto di vista della sua stessa messa in scena. Una perfetta immagine della Vienna degli anni Ottanta prende magicamente vita sul grande schermo. Alla Viennale 2023, all’interno della retrospettiva Keine Angst del Filmarchiv Austria.
Christian Berger mette in scena importanti questioni morali senza mai porsi in modo giudicante. E il suo Raffl può essere meritatamente definito un lungometraggio vivo e pulsante, un lungometraggio semplice e complesso allo stesso tempo. Un lungometraggio senza tempo.