In Helen A/B + Das Meer, tramite immagini riprese dalla telecamera direttamente dal monitor di un computer, assistiamo a una profonda e mai banale riflessione sul come di volta in volta l’immagine venga manipolata, sulla dualità al cinema e su come determinati cliché siano ormai diventati all’ordine del giorno.
In Doorfourteen un ambiente vuoto può diventare ancora incredibilmente vivo e pulsante e le storie che man mano prendono vita stanno in realtà a raccontarci non l’appartamento protagonista del cortometraggio, bensì le persone stesse che provano a immaginarle.
Heading è un breve e appassionante viaggio in un mondo che tutti conosciamo, ma di cui, solitamente, non ci si sofferma mai ad analizzare e osservare determinati aspetti.
In Dropping Furniture, il “passato” arriva sul grande schermo in modo del tutto “anticonvenzionale”. Gli oggetti, lasciati cadere dai due registi da un’altezza di sette metri, si rompono in mille pezzi una volta arrivati per terra. Il risultato finale è quasi una sorta di coreografia dall’effetto visivamente magnetico, al termine della quale i due ambienti inizialmente vuoti ci appaiono meravigliosamente variopinti.
In Instructions for a Light and Sound Machine, ancora una volta il protagonista è il nostro amato cinema. Peter Tscherkassky ci ha mostrato come grandi classici della storia del cinema possano assumere, a seconda di chi decida di manipolarli a proprio piacimento, ogni volta significati totalmente diversi. Al Festival di Cannes 2005, Quinzaine des Réalisateurs.
In Il Nastro bianco, Michael Haneke ci appare più che mai lucido nell’indagare inquietanti dinamiche all’interno della più normale quotidianità. La violenza è all’ordine del giorno. Palma d’Oro al Festival di Cannes 2009.
In Gebirtig, attraverso una scrittura solida e una messa in scena attenta a ogni minimo dettaglio, il dramma dei tre protagonisti viene reso alla perfezione sul grande schermo. E talvolta, ciò che noi vediamo, può davvero colpirci come un pugno allo stomaco. Riproposto dal Filmarchiv Austria sul canale Filmarchiv On in occasione del Giorno della Memoria.
Con una messa in scena (apparentemente) semplice, minimalista e fortemente sperimentale, words è la rappresentazione metaforica e fantasiosa dell’uso che oggi viene fatto delle parole e di come esse vengano recepite all’interno di una conversazione.
Jobcenter ci mostra da vicino non solo le quotidiane attività all’interno di un centro per l’impiego in Alta Austria, ma anche – e soprattutto – i sentimenti, le paure e le preoccupazioni di chi, per un motivo o per l’altro, si ritrova senza lavoro. Alla Viennale 2025, monografia Angela Summereder.
Vermischte Nachrichten potrebbe essere considerato nel suo insieme anche come un film sul fare cinema. E questo nella più pura delle sue accezioni. Cinema del reale, cinema che non ha bisogno di alcun orpello per arrivare al pubblico con tutta la sua potenza visiva e comunicativa. Alla Viennale 2025, monografia Angela Summereder.