Four Minus Three di Adrian Goiginger è un lungometraggio fatto di sguardi, di gesti, di celebrazioni, di oggetti e vecchi video che riportano alla mente ricordi dolorosi e meravigliosi allo stesso tempo. Alla Berlinale 2026, sezione Panorama.
80 Plus tratta argomenti delicati e complessi in modo mai banale o retorico, attaccando ogni più ipocrita convenzione e mettendo in scena innanzitutto una grande, inaspettata amicizia, con uno sguardo affettuoso e sensibile nei confronti delle persone anziane.
Con 42plus Sabine Derflinger ci ha regalato un lungometraggio maturo e mai banale o retorico. Un’approfondita analisi sulle relazioni umane che ben presto finisce per rivelarsi molto più complessa di quanto inizialmente potesse sembrare.
What a Feeling di Kat Rohrer è una brillante commedia che, attraverso scene paradossali ed esilaranti e – soprattutto – grazie alla bravura delle due protagoniste, tratta temi decisamente delicati e molto più complessi di quanto possa inizialmente sembrare. Alla Diagonale 2024.
In Operation White Christmas, riuscite scene d’azione e un buon ritmo che caratterizza l’intero lungometraggio dall’inizio alla fine intrattengono piacevolmente lo spettatore, offrendogli un’esperienza che raramente capita di vivere nell’ambito del cinema nazionale. Al K3 Film Festival 2023.
Serviam – I will serve colpisce immediatamente grazie alle inquadrature (tutte realizzate rigorosamente a camera fissa) del cortile della scuola, ma anche degli interni, così freddi e perfettamente in ordine da trasmettere subito un certo disagio. La voce di una bambina recita una preghiera. Nel collegio la vita sembra trascorrere tranquilla e senza eventi particolarmente degni di nota. La sensazione che, tuttavia, qualcosa di terribile stia per accadere, ci accompagna dall’inizio alla fine. Alla rassegna Sotto le Stelle dell’Austria 2023.
I buoni sentimenti e le storie a lieto fine, si sa, sono sempre graditi. Soprattutto in periodo natalizio. E anche se Das Glück ist ein Vogerl non brilla per particolari trovate o virtuosismi registici, funziona soprattutto per le ottime performance dell’intero cast.
Diviso in tre episodi, Antares si presenta come un complesso e stratificato affresco della società contemporanea. Tre storie, tre differenti stili di vita, un’unica ambientazione. Antares non ci racconta soltanto amori impossibili, amori disperati, amori tormentati e amori clandestini. Antares mette in scena l’Amore come utopia, un costante, disperato bisogno di amore che, spesso, genera anche un profondo senso di solitudine.
Con una messa in scena essenziale dai chiari richiami al realismo poetico e dove a prevalere sono i toni ora del blu ora del rosso il regista Tim Oppermann contribuisce a rendere ancora più efficace l’effetto straniante dell’intero Frisch.
Disincantato, razionale e satirico al punto giusto – con anche un tocco di velata ironia al proprio interno – Lourdes, puntando il dito contro una società ipocrita e perbenista, che altro non fa che vivere di illusioni, ci mostra una realtà ben lungi da come la immaginiamo.