Regista: Michael Haneke

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FUNNY GAMES U.S.

In Funny Games U.S., Michael Haneke ci ha mostrato soprattutto come determinate dinamiche, anche a distanza di diversi anni, non siano mai cambiate. La società altoborghese, ma anche la violenza gratuita e, soprattutto, il potere della messa in scena vengono riproposte in modo fedele rispetto a quanto già era stato messo in scena, dieci anni prima, in Funny Games.

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FUNNY GAMES

Funny Games (Michael Haneke, 1997) non è un semplice attacco al mondo altoborghese. In Funny Games, infatti, il discorso sociale è presente, ma, in qualche modo, viene marginalizzato. Ciò che qui viene effettuato, infatti, è innanzitutto un raffinato esperimento metalinguistico, in cui vediamo innanzitutto un’attenta riflessione sulla messa in scena della violenza e sul potere del cinema di plasmare la realtà a proprio piacimento, al fine di risvegliare nello spettatore le più disparate emozioni.

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NIENTE DA NASCONDERE

Ognuno di noi ha qualcosa da nascondere. Michael Haneke lo sa bene. E sa anche che determinati segreti e colpe del passato possono avere anche nel presente una forte, fortissima risonanza. In Niente da nascondere, dunque, il passato del protagonista torna nel più subdolo dei modi.

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MICHAEL HANEKE – LA TRILOGIA DELLA GLACIAZIONE

Violenza, freddezza, vacuità. Queste potrebbero essere le tre parole chiave atte a caratterizzare la Trilogia della Glaciazione di Michael Haneke. I personaggi sono carnefici e vittime allo stesso tempo. Carnefici nei confronti di altri esseri umani (ma anche di sé stessi), vittime di un mondo in cui non v’è più considerazione alcuna per l’essere umano in quanto tale.

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BENNY’S VIDEO

In Benny’s Video, la realtà è ciò che vediamo, ma anche ciò che possiamo manipolare a nostro piacimento. Michael Haneke sa benissimo dove direzionare il nostro sguardo, lasciando semplicemente che le immagini parlino da sé e – tramite monitor che fanno quasi da “filtro” – ci mostrino un mondo distorto, un mondo malato.

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71 FRAMMENTI DI UNA CRONOLOGIA DEL CASO

Prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto 71 Frammenti di una Cronologia del Caso. Nel film – suddiviso in cinque capitoli, ognuno dei quali riguardante un giorno in particolare – tutto si svolge dal 12 ottobre al 23 dicembre 1993. Tutto conduce a un unico evento in cui verranno coinvolti in un modo o nell’altro tutti i personaggi. Ma quanto conta l’essere umano in questo lungometraggio di Michael Haneke?

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AMOUR

In Amour di Michael Haneke (Palma d’Oro al Festival di Cannes 2012, nonché Premio Oscar al Miglior Film Straniero nel 2013), non c’è posto per lunghe riflessioni su cosa sia diventato l’essere umano oggi. Non c’è posto per i tormenti interiori di talentuose pianiste, per famiglie alla deriva o per giovani delinquenti con i guanti bianchi che irrompono nelle case delle persone agiate. Adesso è tempo di concentrarsi su uno dei sentimenti più complessi, nella sua accezione più pura.

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IL SETTIMO CONTINENTE

In Il settimo Continente, opera prima per il cinema di Michael Haneke, ciò a cui assistiamo è il progressivo e repentino disgregamento della famiglia borghese contemporanea osservato e trattato con fare quasi schnitzleriano, con tanto di sorda violenza onnipresente ma mai realmente rappresentata davanti ai nostri occhi. Tema costante, questo, all’interno della nutrita filmografia hanekiana.

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DA LANG A HANEKE – LA POTENZA DEL FUORI CAMPO

Fritz Lang/Michael Haneke. Due nomi che – fatta eccezione per il loro paese d’origine (l’Austria, appunto) – sembrano avere ben poco in comune. Soltanto all’apparenza, però. Se, infatti, il primo ha sin da subito tentato nuove strade, nuove forme del linguaggio cinematografico, è anche vero che il secondo di tali sperimentazioni ha beneficiato a tal punto da farle completamente sue, creando, così, uno stile del tutto personale e inconfondibile.