Stuck in a Groove è a tutti gli effetti “il film che non ci aspettiamo”. Una vera e propria esperienza visiva e uditiva che, grazie a una struttura ben bilanciata e a una forte, fortissima voglia di sperimentare e di scoprire nuovi linguaggi cinematografici, ci fornisce interessanti spunti di riflessione su un tema che ci affascina già da molti anni.
In another Lifetime si distingue per una messa in scena essenziale e priva di virtuosismi, all’interno della quale la chiara impostazione teatrale dell’intera opera si rivela un prezioso valore aggiunto.
The unintentional Kidnapping of Mrs. Elfriede Ott, realizzato da Andreas Prochaska, è una divertente commedia ben scritta che fa dei giochi di parole e della prossemica il suo punto di forza, dando vita a una comicità d’altri tempi.
Non soltanto il cinema delle origini, ma anche i film pubblicitari e, naturalmente, il cinema d’avanguardia fanno in Coming Attractions da protagonisti assoluti, all’interno di una serie di “esperimenti” atti a ripercorrere tutte le tappe più importanti della storia della settima arte e a rendere omaggio alla stessa in modo riverente, ma anche scherzoso e giocoso. Premio Orizzonti per il Miglior Cortometraggio alla Mostra del Cinema di Venezia 2010.
In Michael Berger – A Hysteria vediamo come i luoghi vengano messi costantemente in primo piano e, nella loro quasi irreale e talvolta inquietante tranquillità, facciano da scenario perfetto per le vicende raccontate nel frattempo dalla voice over. Alla Viennale 2022, sezione Österreich real.
Non c’è bisogno, in …a car… di particolari effetti speciali o virtuosismi registici. Carola Dertnig ha optato per un approccio semplice ed essenziale, il quale si è rivelato la soluzione vincente al fine di dar vita a un cortometraggio fortemente ironico e autoironico.
Make/Real è una delle tante possibili declinazioni del cinema che senza la storia del cinema non avrebbe potuto esistere. Un inno alla settima arte, ma anche alla modernità e a tutto ciò che un futuro prossimo potrebbe offrirci.
Il Rapinatore si concentra principalmente sul complesso mondo interiore del suo protagonista, sul suo costante bisogno di scappare, sulla sua difficoltà a integrarsi nella società e a condurre una vita normale.
Se il presente Aufschneider si distingue immediatamente per una scrittura e un approccio registico prettamente televisivi, tutto scorre in modo complessivamente lineare. Ogni singolo evento, ogni singola storia dei personaggi sono in qualche modo collegati tra loro. Spesso e volentieri, però, anche in modo eccessivamente prevedibile.
Tutto è grigio, in The Future will not be capitalist. Il cemento – spesso lasciato a vista – impera ovunque. E l’essere umano, dal canto suo, come reagisce? Immersi nelle loro frenetiche attività, i lavoratori non sembrano nemmeno avere il tempo di scambiarsi qualche parola di quando in quando.