In Trout we Dust di Dieter Kovačič è un documentario particolarmente raffinato e ben studiato. Un vero e proprio piacere per gli occhi (e per le orecchie), un breve ma emozionante viaggio in un mondo che in pochi conoscono davvero dall’interno.
Nel video musicale Auto dei KLITCLIQUE molti cliché vengono scardinati da un approccio critico e ironico allo stesso tempo. Anna Spanlang ha successivamente ripreso questa stessa tematica anche in diverse sue opere a venire. Sempre alla ricerca di nuovi linguaggi cinematografici, naturalmente.
vers.augt mette in primo piano proprio l’atto del vedere. Impossibile, in tal senso, non pensare all’occhio dello spettatore, ma soprattutto, più in generale, al cinema stesso, in grado di offrirci ogni volta i più diversificati spettacoli.
Aquamarine è una piccola sinfonia realizzata da un’altrettanto piccola orchestra. E osservando il tutto su di uno schermo cinematografico e con il giusto accompagnamento musicale, ciò che ci si presenta davanti agli occhi è pura, semplice bellezza.
Con Stille Nacht, Hubert Sielecki ha realizzato un cortometraggio piuttosto realista, a tratti spietato e doloroso, ma estremamente sincero, che attacca innanzitutto tutta l’ipocrisia che ormai da tanto, troppo tempo accompagna il Natale e tutto l’immaginario a esso collegato.
Spain è un film che gioca sui concetti di tempo, di violenza, ma anche di solitudine e di destino attraverso tante storie di altrettante persone che finiscono inevitabilmente per influenzarsi l’un l’altra.
Out of the Void si distingue per una messa in scena ibrida, all’interno della quale classiche interviste e riprese documentaristiche si alternano a filmati d’archivio e persino a scene di finzione realizzate per l’occasione. Alla Viennale 2025, monografia Angela Summereder.
In Tic Tac, Josephine Ahnelt ha preferito concentrarsi sui corpi e sui volti, prediligendo i momenti di “attesa” o di semplice osservazione all’azione vera e propria. Ed ecco che il focus sulle emozioni diviene immediatamente il grande protagonista del film.
In pasolinicode 02112011 è innanzitutto un’atmosfera di sacralità ad accompagnarci dall’inizio alla fine, componente essenziale a rendere un sincero e riverente omaggio al grande Pier Paolo Pasolini.
Con Helmut Berger, Actor, Andreas Horvath ci ha regalato un’opera sorprendente, a volte addirittura anche scioccante, simile quasi a un viaggio sulle montagne russe, ma anche estremamente umana. Alla Mostra del Cinema di Venezia 2015, sezione Venezia Classici.