Genere: coming-of-age

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I PROMISE

In I Promise Wolfgang Murnberger si basa indubbiamente su molti cliché che riguardano non soltanto la vita militare, ma anche – e soprattutto – il sempre complicato passaggio dall’infanzia all’età adulta. Tali cliché, tuttavia, riescono a fotografare appieno i sentimenti dei giovani protagonisti, rendendo questo importante lungometraggio un’opera estremamente intima e intelligente.

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BOOMERANG

In Boomerang troviamo tutte le costanti della filmografia di Kurdwin Ayub. Anche qui notiamo un approccio consapevole ed estremamente maturo in una storia giovane che parla di giovani. Una storia leggera e profonda allo stesso tempo. Una storia estremamente personale che attraverso lo sguardo innovativo della regista assume immediatamente connotazioni universali. Alla Diagonale’22.

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SONNE

Non ha paura Kurdwin Ayub di osare e di sperimentare nuovi linguaggi cinematografici. Questo, d’altronde, è ciò che ha sempre fatto anche nelle sue precedenti opere. In Sonne, dunque, la regista si sente finalmente libera anche di sviluppare e approfondire tematiche a lei vicine secondo la prospettiva di adolescenti che vivono in una grande capitale europea, ma le cui origini sono sparse in tutto il mondo. Cosa significa, dunque, il concetto di patria?

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MADISON

In Madison le montagne tirolesi fanno da scenografia perfetta per sfrenate corse in bicicletta, tortuose curve e ripide discese. E la macchina da presa della regista sa perfettamente gestire gli spazi, si muove agile per le piste e i sentieri, ci regala graditi momenti carichi di adrenalina. Alla Diagonale 2021.

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THE CREEPY HOUSE

Intenzionato – almeno per quanto riguarda questo suo esordio – a seguire (almeno in parte) le orme del padre, dedicandosi al genere horror, Daniel Prochaska si è divertito, in questo suo The creepy House, ad attingere a piene mani da cult del passato, al fine di dare vita a una sorta di coming-of-age dai toni leggeri e dai risvolti inquietanti, dedicato soprattutto a un pubblico di giovanissimi.

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TWINNI

Se, da un lato, Twinni ci sembra, registicamente parlando, un po’ naïf, ecco che è soprattutto una fotografia curatissima e dai toni prevalentemente pastello a riportarci immediatamente negli anni Ottanta, per una serie di immagini poetiche e nostalgiche senza mai risultare eccessive o stucchevoli.

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ZALESIE

In Zalesie, la regista punta tutto sulla potenza delle immagini. E mentre, in apertura del cortometraggio, l’immagine della giovane protagonista che gioca a trattenere il fiato sott’acqua, distesa sul letto di un fiumiciattolo, ci ricorda immediatamente l’Ophelia shakespeariana dipinta da John Everett Millais, la magnificenza del paesaggio, della sua fitta vegetazione e dei suoi corsi d’acqua ci rimanda al cinema di Andrej Tarkovskij e, nello specifico, al suo L’Infanzia di Ivan.