SPAIN
Spain è un film che gioca sui concetti di tempo, di violenza, ma anche di solitudine e di destino attraverso tante storie di altrettante persone che finiscono inevitabilmente per influenzarsi l’un l’altra.
Spain è un film che gioca sui concetti di tempo, di violenza, ma anche di solitudine e di destino attraverso tante storie di altrettante persone che finiscono inevitabilmente per influenzarsi l’un l’altra.
In Family Holiday di Kurdwin Ayub, brevi scene rendono perfettamente le emozioni e le sensazioni vissute durante un lungo periodo di vacanza, quando finalmente si torna alla propria terra natale, ma anche quando la noia fa da protagonista. Al Vienna Shorts 2025.
Vatertag è una commedia tutto sommato divertente che, nonostante qualche imperfezione e risvolti di sceneggiatura a volte eccessivamente prevedibili, si distingue comunque per un buon ritmo e per una storia gradevole.
Una storia intima e personale e una vicenda di grande interesse per quanto riguarda la società e, nello specifico, l’Austria e uno dei suoi più rivoluzionari movimenti artistici del dopoguerra, si intrecciano alla perfezione in My Fathers, my Mother and Me all’interno di una struttura narrativa ben calibrata e di una messa in scena diretta ed essenziale.
Die Porzellangassen-Buben sembra una rimpatriata ideale, un incontro tra vecchi amici che per uno strano gioco del destino sono diventati tali solo da ottantenni, dopo una vita trascorsa a New York e in Palestina. Proiettato in occasione dell’evento dedicato al produttore Eric Pleskow in occasione del 100° anniversario della sua nascita.
Postal Austria è un piccolo, prezioso film estremamente intimo e personale. Una sentita dichiarazione d’amore da parte della regista alla sua Austria. Un prodotto decisamente unico nel suo genere in cui due personalità come Narcisa Hirsch e Hans Hurch (a cui il film è dedicato) si incontrano (idealmente), creando una bellissima armonia. Alla Viennale 2023, nell’ambito della retrospettiva dedicata a Narcisa Hirsch.
Paradise: Faith ci mostra non soltanto il fanatismo religioso in una delle sue più estreme declinazioni. No. In Paradise: Faith, infatti, Ulrich Seidl ci mostra la religione vissuta in modo maniacale, che quasi sembra dimenticare il valore dell’essere umano stesso. Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2012.
In Paradise: Love troviamo tutte le costanti del cinema di Ulrich Seidl in un’opera profondamente intelligente, dolorosa e spietata. Il cinismo e l’ipocrisia degli esseri umani, la differenza tra le classi sociali, ma anche – e soprattutto – una profonda solitudine e un disperato bisogno d’amore fanno da protagonisti assoluti. Potrà mai esserci una seppur debole possibilità di salvezza? Il regista sembra non avere alcun dubbio in merito.
In Amour di Michael Haneke (Palma d’Oro al Festival di Cannes 2012, nonché Premio Oscar al Miglior Film Straniero nel 2013), non c’è posto per lunghe riflessioni su cosa sia diventato l’essere umano oggi. Non c’è posto per i tormenti interiori di talentuose pianiste, per famiglie alla deriva o per giovani delinquenti con i guanti bianchi che irrompono nelle case delle persone agiate. Adesso è tempo di concentrarsi su uno dei sentimenti più complessi, nella sua accezione più pura.
Primo capitolo della Heimatfilm-Trilogie (comprendente anche Abschied, del 2014, e Heimatfilm, del 2016), My Father’s House, dedicato ai genitori del regista, appena scomparsi, mette in scena – analogamente alle altre opere dell’autore – un importante cambiamento interiore e può classificarsi di diritto, come il suo lavoro più intimo e personale.