HEADING
Heading è un breve e appassionante viaggio in un mondo che tutti conosciamo, ma di cui, solitamente, non ci si sofferma mai ad analizzare e osservare determinati aspetti.
Heading è un breve e appassionante viaggio in un mondo che tutti conosciamo, ma di cui, solitamente, non ci si sofferma mai ad analizzare e osservare determinati aspetti.
In Dropping Furniture, il “passato” arriva sul grande schermo in modo del tutto “anticonvenzionale”. Gli oggetti, lasciati cadere dai due registi da un’altezza di sette metri, si rompono in mille pezzi una volta arrivati per terra. Il risultato finale è quasi una sorta di coreografia dall’effetto visivamente magnetico, al termine della quale i due ambienti inizialmente vuoti ci appaiono meravigliosamente variopinti.
In NightStill sono proprio le luci a fare da protagoniste assolute, in un momento in cui il mondo intero sembra finalmente godere di un meritato riposo.
In Cutecutecute, Clemens Kogler, attraverso una messa in scena singolare e accattivante, è riuscito in poco meno di due minuti a tracciare un affresco completo del mondo in cui viviamo.
In Dead in 3 Days 2, Andreas Prochaska ha deciso di abbandonare il genere slasher per dedicarsi all’horror di montagna, grazie anche alle suggestive location innevate che trasmettono immediatamente un forte senso di spaesamento e di agorafobia.
Coraggioso, dissacrante, divertente, Harbour Pearls è in tutto e per tutto “la performance che non ci aspettiamo”. Un cortometraggio visivamente raffinato e accattivante ci esorta a osservare il mondo da una diversa prospettiva.
In Mister Karl il regista Kurt Mayer ha optato per un approccio classico, che, in questo caso, si rivela un’ottima soluzione. Un approccio classico e una struttura ellittica che punta innanzitutto a commuovere il pubblico e a omaggiare il grande Karlheinz Böhm, la sua carriera, la sua straordinaria generosità.
In Half a Life di Nikolaus Leytner, di fianco a una chiara impostazione prettamente televisiva, vengono sollevate ben più complesse questioni morali riguardanti la rabbia, il rancore, un enorme dolore e, non per ultimo, uno straziante senso di colpa.
Sono i colori del rosa, dell’arancio, dell’oro e del giallo a pervadere l’intero Lezzieflick. E i fondali delle immagini, così variopinti, così stratificati, sembrerebbero quasi ricordare i dipinti di Gustav Klimt e, nello specifico, il suo capolavoro Le tre Età della Donna.
Non c’è spazio per i dialoghi in Eintritt zum Paradies um 3€20. Sono i rumori, in questo caso, a fare quasi da protagonisti assoluti. Eppure, nonostante il vociare indistinto, nonostante palloni che rimbalzano e cellulari che squillano incessantemente, v’è comunque una certa calma di fondo. Ed ecco che, immediatamente, ci torna alla mente il cinema di Jacques Tati e la sua indiscussa eleganza.