Categoria: 2019

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KAVIAR

Questo brillante Kaviar – opera seconda di Elena Tikhonova – vede ritmi ben scanditi sia da una regia esperta e consapevole – con tanto di brevi inserti d’animazione e una titolazione di tarantiniana memoria – che da un azzeccato commento musicale, frizzante e di carattere, ma mai sopra le righe.

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SEA OF SHADOWS

In Sea of Shadows – diretto da Richard Ladkani e prodotto da Leonardo Di Caprio – di fianco a momenti carichi di tensione, immagini di suggestivi fondali marini stanno, di quando in quando, a deliziare gli occhi dello spettatore. E ciò che vediamo sullo schermo è un vero e proprio paradiso naturale, a suo tempo denominato dall’esploratore e regista francese Jacques Cousteau “l’acquario del mondo”.

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LOVE MACHINE

Suddiviso principalmente in una serie di gag a volte un po’ troppo prevedibili e che scadono pericolosamente nel già visto, Love Machine risente parecchio di una sceneggiatura decisamente debole, i cui risvolti si possono già facilmente immaginare dopo pochi minuti dall’inizio del lungometraggio. Nonostante il carisma del bravo Thomas Stipsits nel ruolo del protagonista.

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LONELY TOGETHER

Ricorda molto i film della Nouvelle Vague, questo piccolo e tenero Lonely together. Allo stesso modo, i dialoghi, apparentemente superficiali, acquistano pian piano una complessa profondità che, unita a una meticolosa indagine introspettiva dei personaggi, vede la messa in scena di un momento drammatico raccontata in modo lieve, garbato, con anche graditi espedienti comici.

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DIE REVOLUTION FRISST IHRE KINDER

Die Revolution frisst ihre Kinder ci racconta un importante capitolo della storia del Burkina Faso con l’insolita forma del mockumentary, per un lavoro assai complesso e stratificato in cui arte e politica si intrecciano in continuazione, fondendosi inevitabilmente l’una con l’altra, senza lasciare allo spettatore il tempo di rendersi conto di dove finisca la messa in scena e dove inizi la realtà.

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I WRETCHED MAN

Non solo I Wretched Man, si rivela un’opera fortemente sperimentale e pregna di significato nel rappresentare i tormenti dell’uomo e il suo costante e lacerante senso di colpa. Questo interessante lavoro di Bastian Wilpling colpisce soprattutto per la sua raffinatissima cifra stilistica, perfettamente in grado di creare una riuscita commistione tra cinema, musica, pittura e, non per ultimo, teatro.

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GLÜCK GEHABT

Non c’è un attimo, durante la visione di Glück gehabt, in cui lo spettatore può realmente riprendere fiato. Tutto si svolge molto velocemente e la situazione del protagonista – che, inizialmente, ci sembrava talmente idilliaca da apparire oltremodo artefatta – altro non fa che precipitare inevitabilmente, con tanto di cadaveri da far sparire e gradite venature noir che creano un giusto contrasto con le suggestive e contemplative panoramiche della città di Vienna.