Miss Lilli è una gradevole commedia degli equivoci in cui su tutti spicca proprio Franziska Gaal, qui nel suo ultimo film girato in Europa prima di emigrare negli Stati Uniti. La sua Lilli è una ragazza particolarmente vivace, astuta e anticonvenzionale. Restaurato dal Filmarchiv Austria e presentato sul canale Filmarchiv On.
Das Mädchen vom Pfarrhof è stato spesso criticato dalla stampa, in quanto film “poco coraggioso”, che troppo poco si distanziava dai canoni degli Heimatfilm dell’epoca. Eppure, nonostante tutto, questo lungometraggio di Alfred Lehner nel complesso funziona.
In The Priest and the Girl, Gustav Ucicky non ha avuto paura di trattare temi piuttosto delicati. Eppure, il film è stato realizzato alla fine degli anni Cinquanta, quando, nel momento in cui si voleva mettere in scena una storia del genere, i vincoli “esterni” erano davvero parecchi.
Wedding Night in Paradise è una gradevole commedia musicale in cui una serie di equivoci e disavventure arricchiscono una sceneggiatura complessivamente ben scritta e una messa in scena il cui obiettivo principale è innanzitutto quello di valorizzare l’ottimo cast.
Nonostante si tratti di un lungometraggio fortemente romanzato e con molte imperfezioni, tutto sommato Amanti imperiali di Rudolf Jugert funziona. E lo fa con una sceneggiatura decisamente semplice, che punta innanzitutto all’essenziale senza divagare e quasi del tutto priva di sottotrame. Tutto fa presagire un’imminente tragedia. Le ombre hanno la meglio sulle luci. Il volto ingenuo di Maria Vetsera parla da sé.
La Famiglia Trapp, pur soffrendo a causa di un remake eccessivamente famoso, spettacolare e quasi “ingombrante”, presenta indubbiamente una personalità ben definita. E pur avendo – come è naturale che sia – molte somiglianze con Tutti insieme appassionatamente (soprattutto per quanto riguarda alcuni dialoghi) si rivela un piccolo gioiello da scoprire.
È proprio un angosciante senso di morte e di claustrofobia a pervadere l’intero Radetzkymarsch, diretto da Michael Kehlmann nel 1964, nonché trasposizione dell’omonimo romanzo di Joseph Roth. La monarchia asburgica, dal canto suo, ci appare come una sorta di gabbia dorata. Una gabbia all’interno della quale sono prigionieri proprio Carl Joseph e suo padre Franz, protagonisti della pellicola.
Non stupisce il fatto che un lungometraggio come 1° aprile 2000 (gustosa satira fantapolitica per la regia di Wolfgang Liebeneiner) sia stato realizzato proprio nel 1952, sette anni dopo la fine del conflitto mondiale e soltanto tre anni prima del Trattato di Stato Austriaco con cui, tra l’altro, veniva ufficialmente proclamata la neutralità della nazione stessa.
The Ancestress, di Louise Kolm-Fleck e Jakob Fleck, è un prodotto assai imperfetto, ma, nonostante tutto, realizzato con una tale grazia e con uno sguardo così limpido da classificarsi di diritto come un vero e proprio gioiellino. Un patrimonio della cinematografia austriaca e mondiale.