VENI VIDI VICI
Veni vidi vici è a tutti gli effetti uno dei film (sia stilisticamente che semanticamente) più maturi di Daniel Hoesl e Julia Niemann. O, meglio ancora, una summa di ciò che fino a oggi è stato il loro cinema. Alla Diagonale 2024.
Veni vidi vici è a tutti gli effetti uno dei film (sia stilisticamente che semanticamente) più maturi di Daniel Hoesl e Julia Niemann. O, meglio ancora, una summa di ciò che fino a oggi è stato il loro cinema. Alla Diagonale 2024.
In Andrea gets a Divorce, secondo lungometraggio da regista di Josef Hader, commedia e tragedia si alternano in continuazione, si confondono, si fondono all’interno di un’opera matura e intelligente. Alla Berlinale 2024, sezione Panorama.
Con Mermaids don’t cry, la regista Franziska Pflaum ha realizzato una sorta di favola contemporanea delicata e simbolica, in cui una magnetica protagonista sta a rappresentare una sorta di eroina postmoderna nel suo (spesso difficile) percorso verso una nuova consapevolezza di sé. Alla Diagonale’23.
I pesci rossi hanno una vista molto potente e sono in grado di vedere anche ciò che agli uomini spesso sfugge. Chi sarà il misterioso assassino? Das letzte Problem prende sapientemente spunto da quanto realizzato in passato dando vita, al contempo, a un piacevole giallo adrenalinico e dal gradito tocco rétro.
Questo brillante Kaviar – opera seconda di Elena Tikhonova – vede ritmi ben scanditi sia da una regia esperta e consapevole – con tanto di brevi inserti d’animazione e una titolazione di tarantiniana memoria – che da un azzeccato commento musicale, frizzante e di carattere, ma mai sopra le righe.
Rapportarsi all’amore – e, soprattutto, capire il vero significato dello stesso – non è affatto facile per Charlie e i suoi amici. Stesso discorso vale per l’erotismo, da loro considerato quasi un antidoto alla noia, ma che, di fatto, pervade con una pulsante, implicita tensione l’intero Beautiful Girl.
Se The Trouble with being born – per la regia di Sandra Wollner – da un lato, rivela una buona padronanza del mezzo cinematografico, dall’altro, finisce per rivelarsi un film sostanzialmente inconcludente, che non sempre gioca bene le molte carte a sua disposizione.
In L’Animale, Katarina Mückstein, malgrado la poca esperienza dietro la macchina da presa, ha saputo ritrarre il mondo degli adolescenti con encomiabile maestria, dimostrandosi in grado di trattare temi non facili con una leggerezza che tanto sta a ricordare la scuola francese.