Il terzo lungometraggio di Sandra Wollner, targato Un Certain Regard, è un folgorante promemoria che le visioni delle persone a noi care sono destinate ad abitare il nostro mondo per sempre; poetico, indelebile e registicamente audace, Everytime è semplicemente il meglio che il Festival di Cannes ha avuto da offrire.
In Il Nastro bianco, Michael Haneke ci appare più che mai lucido nell’indagare inquietanti dinamiche all’interno della più normale quotidianità. La violenza è all’ordine del giorno. Palma d’Oro al Festival di Cannes 2009.
The Blood Countess ci accompagna per mano in un viaggio in cui può capitarci davvero di tutto. E attraverso personaggi decisamente surreali, battute sagaci ed esilaranti e momenti “sanguinari” e meravigliosamente disturbanti, dà vita anche a un sincero omaggio alla città di Vienna. Alla Berlinale 2026, sezione Berlinale Special Gala.
In Andrea gets a Divorce, secondo lungometraggio da regista di Josef Hader, commedia e tragedia si alternano in continuazione, si confondono, si fondono all’interno di un’opera matura e intelligente. Alla Berlinale 2024, sezione Panorama.
Sleeping with a Tiger di Anja Salomonowitz è un lungometraggio complesso e stratificato, estremamente ricco e raffinato. Un lungometraggio che non ha mai paura di esagerare. Proprio come a suo tempo ha fatto la nostra amata Maria Lassnig. Alla Berlinale 2024, sezione Forum.
The Royal Game è un viaggio senza fine tra il passato e il presente del suo protagonista. The Royal Game è un giro sulle montagne russe, il punto di incontro tra il mondo esterno e l’interiorità. Un’esperienza che, a volte, può fare davvero male.
In Falling, Barbara Albert, nel mettere in scena una forte nostalgia nei confronti del passato, insieme alla voglia di ritrovare sé stesse e i propri affetti, evita sapientemente di lasciarsi prendere la mano da un’eccessiva emotività, dimostrando un dovuto distacco e una matura lucidità nell’osservare da vicino le cinque protagoniste. Distacco e lucidità che, in questo caso, riescono a farci entrare piano piano sempre più in contatto con ogni singolo personaggio.
Un film, il presente You bet your Life, che punta tutto sull’interiorità del suo protagonista e che, dunque, vede una regia adattarsi allo stesso, con frequente uso di macchina a spalla e un montaggio frenetico atto a indicarci le sue inquietudini interiori.
Hotel vede il suo massimo punto di forza in una regia fatta di composizioni del quadro rigide e simmetriche, con tanto di colori che virano principalmente al verde o al rosso. Una potenza delle immagini ottenuta grazie al contributo del direttore della fotografia Martin Gschlacht, storico collaboratore della Hausner, nonché co-fondatore della società di produzione Coop99.
Perfettamente in linea con la poetica di Veronika Franz e Severin Fiala, The Sinful Women of Höllfall gioca prevalentemente con sensazioni, timori e suggestioni vissute dai personaggi stessi. A essere messa in scena è, di fatto, la paura stessa del Trud e il profondo senso di colpa che una simile leggenda è riuscita a creare in passato.