Categoria: 2016

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THREE FARMERS AND A SON

In Three Farmers and a Son tre generazioni si incontrano, si scontrano, collaborano e creano, nell’insieme, una bellissima armonia. Sigmund Steiner, dal canto suo, ha saputo cogliere con sensibilità e intelligenza ogni singolo aspetto della vita dei contadini e del particolare legame con la terra, aprendo un discorso ben più ampio e complesso.

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FUTURE BABY

Non punta a dare precise risposte in merito, il presente Future Baby. E, allo stesso modo, le spinose questioni morali che potrebbero essere sollevate in seguito alla sua visione, vengono soltanto lontanamente toccate, ma mai realmente approfondite. Una scelta, la presente, più che apprezzabile, dal momento che si capisce fin da subito che la regista Maria Arlamovsky ha voluto mettere in primo piano soprattutto l’intimo dei personaggi di volta in volta presentati, oltre, ovviamente, ai progressi che, al giorno d’oggi, sono stati ottenuti mediante la ricerca.

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WITH GOD’S GRACE

Una messa in scena, questa adottata in With God’s Grace, che non punta a un’estetica eccessivamente marcata o elaborata, ma che – in un lungo viaggio dal Gambia all’Italia, fino ad arrivare, anche soltanto virtualmente, a Düsseldorf – punta sostanzialmente all’essenziale, per una riuscita forma di cinema del reale che, attraverso la storia di un singolo personaggio, ci racconta, in realtà, la storia di migliaia e migliaia di persone.

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DER ZORNIGE BUDDHA

Non servono, in Der zornige Buddha, troppe didascalie a illustrarci la situazione, così come sarebbero del tutto superflui eventuali virtuosismi registici. Stefan Ludwig ha deciso di mostrarci la realtà così com’è e così come lui la vede, senza censura alcuna, con tutti i suoi momenti di gioia e condivisione, e i suoi attimi di frustrazione e di sconforto.

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FALLS ICH ES SCHAFFE ODER PARDON MY DONKEY THUMBS

Non mancano, all’interno di Falls ich es schaffe oder Pardon my donkey thumbs citazioni alla storia del cinema stesso. E Pawel Szostak, dal canto suo, non tenta assolutamente di celare questa sua fascinazione nei confronti della settima arte, ma, al contrario, sembra implicitamente sostenere che la stessa – probabilmente – sia l’unica risposta e l’unica soluzione agli interrogativi precedentemente sollevati.