In T. nicht füttern, le immagini ci lasciano immediatamente pensare all’arte figurativa giapponese e, nello specifico, alle animazioni del maestro Isao Takahata, senza, però, far in modo che questo cortometraggio di Tone Fink possa perdere di personalità.
Ruth Beckermann, ancora una volta, è riuscita a dar vita a un prodotto ibrido, intelligente e mai banale o retorico. Un prodotto, The dreamed Ones, vivo e pulsante sul grande schermo, in cui sono le parole di due grandi poeti (Ingeborg Bachmann e Paul Celan) a fare (quasi) da protagoniste assolute.
Stefan Zweig: Farewell to Europe di Maria Schrader e con un grande Josef Hader è un biopic che rifiuta coscientemente ogni schema precostituito e che nella sua apparente semplicità si rivela ben presto molto più complesso e stratificato di quanto possa inizialmente sembrare.
Vi presento Toni Erdmann è il film che non ci si aspetta. Si tratta, forse, di una commedia? Di un film drammatico? Della storia di un tanto tenero quanto complesso rapporto padre-figlia? Di una profonda indagine sociale in cui ci viene mostrato come il capitalismo sembra definitivamente essersi impossessato delle nostre vite? Probabilmente, ognuno di questi elementi.
In Hotel Rock’n’Roll non si sa mai cosa aspettarsi e di fianco a divertenti equivoci, a poliziotti maldestri, ad “amori impossibili” e ad autovelox pronti a scattare fotografie a tradimento, c’è sempre il tempo per una serata insieme a vecchi e nuovi amici, cantando e bevendo allegramente.
Vienna Table Trip si presenta a noi quasi come una favola senza tempo, come una piccola realtà in cui passato e presente si incontrano per dare vita a qualcosa di unico. Nel frattempo, una delicata musica minimalista ci accompagna durante il “viaggio”. Da grande maestro dell’animazione qual è, Virgil Widrich ancora una volta ha dato vita a un piccolo e prezioso gioiello del cinema austriaco d’avanguardia.
In Three Farmers and a Son tre generazioni si incontrano, si scontrano, collaborano e creano, nell’insieme, una bellissima armonia. Sigmund Steiner, dal canto suo, ha saputo cogliere con sensibilità e intelligenza ogni singolo aspetto della vita dei contadini e del particolare legame con la terra, aprendo un discorso ben più ampio e complesso.
In Paradise! Paradise! due culture vengono messe a confronto attraverso i loro colori, i loro suoni, le strade delle città. Diversi linguaggi divengono immediatamente una lingua universale, divengono immediatamente cinema. Alla Diagonale’22.
In questo suo importante La Primavera di Christine Mirjam Unger ha fatto in modo che tutto si sviluppasse su due distinti livelli: da un lato ci sono la guerra, la povertà, la città distrutta e l’esercito. Dall’altro c’è Christl con la sua curiosità nei confronti del mondo e la sua gioia di vivere.
Attack of the Lederhosen Zombies ci fa entrare quasi immediatamente nel vivo della vicenda, creando riusciti momenti di tensione, alternati a scene volutamente demenziali. Un demenziale, il presente, di quelli che fanno bene allo spirito, che non si rivela mai eccessivo o gratuito e che, al suo interno, cela anche un grande amore per la settima arte.