Categoria: Anni ’70

clinch-1978-schwitzkasten-cook-recensione

CLINCH

I tormenti interiori e i problemi del giovane Hermann vengono messi in scena in Clinch con un approccio registico in cui è la semplice osservazione del quotidiano a fare da perfetta coprotagonista, riuscito contrappunto alle burrascose vicende del protagonista stesso. Il tutto con una buona dose di saggezza nel contemplare la vita e il suo scorrere placida, seguendo il naturale corso degli eventi.

jesus-von-ottakring-1975-pellert-recensione

JESUS VON OTTAKRING

Jesus von Ottakring, brillante opera prima di WIlhelm Pellert, punta il dito contro una società ipocrita e perbenista, che tende pericolosamente a emarginare chi considerato “diverso”, che a tutti i costi cerca un capro espiatorio per attribuirgli tutte le colpe del mondo, ma che, al contempo, ha un disperato bisogno di una guida, di qualcuno da idolatrare.

magic-glass-1974-die-gluecklichen-minuten-des-georg-hauser-madavi-recensione

MAGIC GLASS

Sono suoni costanti e martellanti, soprattutto per quanto riguarda la prima parte del lungometraggio, a fare da protagonisti assoluti in Magic Glass, opera prima di Mansur Madavi, che per certi elementi ci ricorda addirittura Essi vivono di John Carpenter, così come Play Time di Jacques Tati. E nel momento in cui il protagonista sembra finalmente uscire da quel circolo vizioso che è la società sterile e capitalista, ecco che lo stesso sembra agli occhi di tutti folle, potenzialmente pericoloso per sé stesso e per gli altri.

the-first-day-1971-die-ersten-tage-holba-recensione

THE FIRST DAY

Un cinema, questo di Herbert Holba, così come di molti altri suoi colleghi e amici, che vede in questo The first Day l’inizio di una nuova corrente cinematografica austriaca, in cui si tentava di discostarsi dai canoni produttivi nazionali cercando nuovi tipi di messa in scena, nuovi modi di intendere la settima arte, nuovi modi di sperimentare. E questo, dunque, è anche il caso del presente The first Day, ambientato in una terra di nessuno tra ieri e domani e che da ieri attinge a piene mani per raccontare un insolito, possibile domani.

das-manifest-1974-lepeniotis-recensione

DAS MANIFEST

In Das Manifest, Antonis Lepeniotis, attraverso un tanto ricercato quanto minimalista lavoro di regia, ha messo in scena un mondo in cui non v’è considerazione alcuna per l’essere umano e per la sua libertà. Un mondo in cui è una spietata forza di polizia a dire a tutti i costi l’ultima parola. Un mondo in cui non v’è apparentemente speranza alcuna per un futuro migliore e all’interno del quale ci si sente come racchiusi in un vero e proprio circolo vizioso.

couples-1972-lassnig-recensione

COUPLES

Per l’estrema cura con cui lo stesso è stato realizzato, Couples, della pittrice austriaca Maria Lassnig, ci appare un lavoro decisamente maturo, dove l’animazione, la pittura, la fotografia e il cinema in live action si incontrano dare vita a un piccolo ma significativo lavoro, fondendosi l’un l’altro in perfetta armonia.

selfportrait-1971-lassnig-recensione

SELFPORTRAIT

In soli cinque minuti, Maria Lassnig è riuscita a rappresentare, nel suo Selfportrait, la sua intera poetica, per un cortometraggio che si classifica di diritto come uno dei suoi lavori più intimi, personali e rappresentativi, per un’interessante ed essenziale animazione in stop motion.

iris-1971-lassnig-recensione

IRIS

Se già Baroque Statues – primo cortometraggio della pittrice austriaca Maria Lassnig – si era rivelato un prodotto particolarmente valido, Iris, il suo lavoro successivo, realizzato nel 1971, si classifica come naturale completamento della precedente opera, nonché perfetta summa della poetica stessa dell’artista.

invisible-adversaries-1976-unsichtbare-gegner-valie-export-recensione

INVISIBLE ADVERSARIES

Se VALIE EXPORT (al secolo Waltraud Lehner) con le sue fotografie, le sue installazioni e le sue videoinstallazioni è diventata, dagli anni Settanta, famosa nel mondo intero, non doveva passare molto tempo prima del suo debutto nell’ambito della settima arte. Invisible Adversaries, realizzato nel 1976, è, dunque, il suo primo lungometraggio, in cui appaiono, evidenti, numerose contaminazioni con altre forme d’arte.

baroque-statues-1970-lassnig-recensione

BAROQUE STATUES

Il cortometraggio Baroque Statues si rivela decisamente anticipatore della piega che avrebbe preso la poetica della pittrice Maria Lassnig negli anni a venire e che, perfettamente fedele a ciò che in ambito pittorico l’artista aveva già realizzato, ha come figura centrale proprio il corpo umano, visto da sempre come una prigione, le cui forme assumono caratteri sempre meno definiti, per un’ideale liberazione finale.