MOTHER’S BABY
Nel mettere in scena Mother’s Baby, Johanna Moder non ha avuto paura di osare, di portare tutto all’estremo, fino al punto da conferire a questa sua opera quasi le connotazioni di un thriller. In concorso alla Berlinale 2025.
Nel mettere in scena Mother’s Baby, Johanna Moder non ha avuto paura di osare, di portare tutto all’estremo, fino al punto da conferire a questa sua opera quasi le connotazioni di un thriller. In concorso alla Berlinale 2025.
Con Welcome Home Baby, Andreas Prochaska ha realizzato un lungometraggio molto più complesso, stratificato e simbolico di quanto inizialmente possa sembrare, senza paura di osare e di sperimentare. Alla Berlinale 2025, sezione Panorama.
Intelligente, a tratti esilarante e decisamente spietato, Peacock ci mostra un mondo in cui ogni aspetto del quotidiano viene studiato e pianificato fin nel minimo dettaglio senza lasciare spazio alla spontaneità e ai sentimenti veri. All’81° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, sezione Settimana Internazionale della Critica.
Bosnian Pot è un lungometraggio piacevole, arguto ed estremamente attuale. La storia di un uomo, di un valido artista che potrebbe anche essere la storia di migliaia di altre persone che, come lui, sono state costrette ad abbandonare la propria patria già tanti e tanti anni fa. Alla Diagonale 2024.
Con Mermaids don’t cry, la regista Franziska Pflaum ha realizzato una sorta di favola contemporanea delicata e simbolica, in cui una magnetica protagonista sta a rappresentare una sorta di eroina postmoderna nel suo (spesso difficile) percorso verso una nuova consapevolezza di sé. Alla Diagonale’23.
Rubikon non è un film che punta tutto su effetti speciali o su particolari scene d’azione. Ciò a cui Leni Lauritsch ha dato vita è più che altro un riuscito e spesso adrenalinico Kammerspiel in cui vengono tirate in ballo anche importanti questioni morali. In che modo siamo responsabili della salute del nostro pianeta? Quanto è importante pensare alla salvaguardia del bene comune? E, soprattutto, cosa ne sarà dei nostri figli?
In autunno cadono le cose troppo mature. E allo stesso modo, sembra non esserci certezza alcuna per le relazioni che si sono instaurate tra i protagonisti di 1 Verabredung im Herbst. Eppure, al contempo, Sebastian Brauneis mette in scena la complessità dei sentimenti e delle relazioni interpersonali con una leggerezza fuori dal comune.
Le bizzarre situazioni messe in scena da David Schalko nella serie Me and the Others si presentano inizialmente come un puro divertissement: non sappiamo il motivo per cui il protagonista abbia la possibilità di esprimere questi desideri né tantomeno siamo a conoscenza di chi è in grado di rendere i suoi sogni reali. Poi, lentamente, la musica cambia. Alla Berlinale 2021.
Una fotografia dai colori pastello e una caratterizzazione dei personaggi e dei loro gesti quasi naïf stanno immediatamente a conferire al presente Fische un tono leggero, delicato, quasi spensierato, come se ci si trovasse in una sorta di dimensione sospesa nel tempo. E ciò fa da perfetto contrappunto alle prime battute del dialogo tra i due giovani protagonisti. Il tutto per un conflitto che può essere superato soltanto nel momento in cui si ritrova una necessaria leggerezza.
The Diver inside è un film fatto di silenzi, di confidenze, di dialoghi significativi. Il tutto arricchito da una vera e propria fascinazione per il mondo dell’arte in tutte le sue forme, vuoi attraverso la creazione di piccoli cortometraggi in stop motion – con tanto di mani atte a modellare e a riposizionare, di volta in volta, figura fatte di plastilina – vuoi anche attraverso la composizione di brani di musica jazz.