Stills: A Movie è un flusso di coscienza, uno sguardo affezionato e nostalgico nei confronti di ciò che è stato e che, anche se soltanto sotto forma di biglietti o fotografie, continua a essere ancora oggi. E se, invece, si trattasse principalmente di una tanto semplice quanto complessa riflessione sull’arte in ogni sua forma? È proprio lo spettatore a dover trarre, al termine della visione, le proprie conclusioni.
Con un approccio registico semplice ed essenziale, Those who go Those who stay di Ruth Beckermann è un documentario ricco e variopinto, in cui gli esseri umani vengono sempre messi in primo piano e osservati in modo sincero e riverente in tutta la loro meravigliosa diversità.
Semra Ertan è ciò che non ci aspettiamo, un lavoro volutamente frammentario, i cui spezzoni, proprio come tanti pezzi di un puzzle, stanno a comporre il ritratto vivo e pulsante di una persona a oggi dimenticata dai più, ma che tanto e tanto ha fatto per rendere migliore il mondo in cui viviamo. Alla Viennale 2022, sezione Österreich real.
Con poche, semplici inquadrature e con un’unica frase che si ripete in continuazione Ulrich Seidl è riuscito a trasmettere appieno l’essenza di tutta la sua filmografia. In Hakuna Matata – che fa parte del progetto collettivo Venezia 70 Future Reloaded, realizzato in occasione del 70° anniversario della Mostra del Cinema di Venezia – non v’è bisogno d’altro.
Im Augenblick. Die Historie und das Offene gioca con sensazioni e percezioni, è costantemente alla ricerca di nuove forme di messa in scena, non ha paura di osare o di esagerare. Il giallo della fotografia sta quasi a suggerirci un pericolo imminente. E se il pericolo fosse rappresentato dall’uomo stesso?
La lotta operaia, la necessità di “diventare adulti”, ma anche – e soprattutto – i tormenti d’amore fanno da protagonisti assoluti in Taking it back. Andreas Schmied, dal canto suo, da sempre con una grande predisposizione per le commedie d’intrattenimento, ha tentato un mix tra discorso sociale e componente sentimentale prestando a quest’ultimo aspetto un’attenzione maggiore.
In Reign of Silence la parola viene lasciata esclusivamente alle immagini. Non v’è bisogno di nient’altro, nemmeno di ridondanti didascalie o di musiche. Cinema allo stato puro. Un approccio registico sicuramente estremo, ma anche incredibilmente maturo e consapevole. Un approccio registico che Lukas Marxt ha mantenuto nel corso degli anni.
Se, durante la visione di Omsch, da un lato veniamo affascinati da una storia tenera e genuina come quella messa in scena, dall’altro non possiamo fare a meno di notare come, man mano che ci si avvicina al finale, l’intero lavoro risulti alquanto autoreferenziale.
Nel presente The first Sea sembra davvero esserci poco spazio per gli adulti. Tutto viene raccontato a dimensione di bambino e, nell’insieme, assume pian piano i toni del cinema di François Truffaut o, meglio ancora, di Abbas Kiarostami.
In Elektro Moskva I due cineasti, perfettamente in linea con ciò che hanno deciso di mettere in scena, hanno optato per un approccio registico fuori dagli schemi, dove a fare da protagonisti assoluti sono – come ben si può immaginare – suoni e colori, passato e presente che si alternano con ritmi frenetici, senza lasciare il tempo allo spettatore di riprendere fiato tra una scena e l’altra.