THAT TO YOU
In That to You, Nana Swiczinsky ci ha semplicemente raccontato di sé. E lo ha fatto attraverso una piccola e preziosa opera in cui la costante ricerca di nuovi linguaggi cinematografici fa immediatamente da protagonista assoluta.
In That to You, Nana Swiczinsky ci ha semplicemente raccontato di sé. E lo ha fatto attraverso una piccola e preziosa opera in cui la costante ricerca di nuovi linguaggi cinematografici fa immediatamente da protagonista assoluta.
The Secret of the Grey Cells può essere indubbiamente considerato un film autobiografico, ma anche, e soprattutto, un’opera che racconta in generale l’affascinante mondo dell’arte in una delle sua fasi più delicate in modo ironico e autoironico.
Liebe TV di Hubert Sielecki è un’attenta e ironica analisi del mondo dell’audiovisivo e del suo rapporto con il grande pubblico nell’epoca postmoderna.
Con The Heroes, ancora una volta Hubert Sielecki ci ha voluto raccontare uno dei tanti aspetti del complicato ma affascinante mondo del cinema, vissuto da chi il cinema lo realizza in prima persona. E con una messa in scena raffinata e studiata fin nel minimo dettaglio, il messaggio arriva forte e chiaro.
Cosa ne sarà dei giovani protagonisti di Die Ministranten? Wolfram Paulus non vuole darci risposte definitive in merito, ma, malgrado la drammaticità di alcuni eventi, non smette mai di mantenere una certa oggettività e una certa indulgenza nei confronti di ognuno di loro.
In Book Factory, colori netti e accesi e figure a metà strada tra il reale e il fantasioso sono in grado di creare quella particolare, speciale atmosfera che ci fa sentire di nuovo tutti un po’ bambini.
In Lonely Cowboy in 1992 di Thomas Renoldner viene effettuata una profonda, mai banale e a tratti anche ironica riflessione sul passare del tempo, la quale, inevitabilmente, sa trasmetterci anche una certa malinconia.
In Vivus funeratus, Stefan Stratil ha messo in scena a storia di un mondo patinato in cui la mera bellezza non è altro che plastica di scarsa qualità, in cui nessuno viene realmente accettato per quello che è, in cui ciò che desideriamo non è necessariamente ciò che potrebbe renderci felici.
Il messaggio che ci viene trasmesso in Don’t – Der Österreichfilm è una sorta di “denuncia” nei confronti di un paese, in cui ancora determinate dinamiche del passato continuano a ripetersi, in cui nessuno ha realmente imparato qualcosa dalla storia.
In Egypt di Kathrin Resetarits ci viene mostrato un modo di comunicare a noi quasi del tutto sconosciuto. Un mondo che sembra quasi appartenere a una dimensione a sé, in cui immagini dense di significato assumono quasi connotazioni mistiche.