Colori cupi, un’atmosfera particolarmente tetra, una musica elettronica minimalista e lenti movimenti di macchina (che, di fatto, non ci mostrano mai la morte in modo diretto o ravvicinato) rendono Ruletista un cortometraggio spietato e allo stesso tempo ironico e grottesco, che si distingue innanzitutto per arguzia e originalità. Alla Viennale 2024.
Intelligente, a tratti esilarante e decisamente spietato, Peacock ci mostra un mondo in cui ogni aspetto del quotidiano viene studiato e pianificato fin nel minimo dettaglio senza lasciare spazio alla spontaneità e ai sentimenti veri. All’81° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, sezione Settimana Internazionale della Critica.
A perfect Pair si distingue innanzitutto per la sottile ironia e autoironia che da sempre ha caratterizzato le opere di VALIE EXPORT. I protagonisti sembrano quasi delle caricature, ma, di fatto, ben si collocano all’interno di un contesto in cui la pubblicità e l’esortazione a comprare, svolgono un ruolo centrale.
Mansur Madavi si è divertito a sorprenderci, a confonderci a farci completamente identificare con il suo protagonista. Just behind the Door è un lungometraggio semplice e complesso allo stesso tempo. Un lungometraggio che fa tesoro di quanto realizzato in passato, ma che riesce comunque a trovare una propria strada, rivelandosi un vero e proprio gioiello del cinema austriaco. Nell’ambito della retrospettiva Keine Angst del Filmarchiv Austria.
Copy Shop è il presente e il futuro. La perdita dell’identità e della soggettività a causa dei moderni media. Copy Shop è la perdita di ogni certezza, in un mondo in cui non sappiamo più cosa è vero e cosa non lo è.
Tutto è possibile in Charms Zwischenfälle. Il susseguirsi degli eventi sembra non seguire alcuna logica e ciò che ne viene fuori sono numerose situazioni paradossali fortemente kafkiane.
Surreale, bizzarro, ma anche tenero e piuttosto naïf, Drei Herren non è certamente un lungometraggio perfetto. Eppure, nonostante tutto, man mano che ci si avvicina al finale, ogni personaggio si rivela molto più complesso e ricco di sfaccettature di quanto inizialmente potesse sembrare.
Jesus von Ottakring, brillante opera prima di WIlhelm Pellert, punta il dito contro una società ipocrita e perbenista, che tende pericolosamente a emarginare chi considerato “diverso”, che a tutti i costi cerca un capro espiatorio per attribuirgli tutte le colpe del mondo, ma che, al contempo, ha un disperato bisogno di una guida, di qualcuno da idolatrare.
Tutto è sospeso in una dimensione senza tempo, in Vergiss Sneider!, mediometraggio di diploma di Götz Spielmann. E di fianco a un cupo umorismo di fondo, di fianco a un tanto velato quanto vibrante erotismo, di fianco a personaggi le cui ossessioni sono portate all’estremo, vediamo una messa in scena di impronta teatrale che si rifà chiaramente al teatro dell’assurdo, senza disdegnare lo stesso Roman Polanski o persino i film di fantascienza della gloriosa Hollywood degli anni Cinquanta e Sessanta.
Con una messa in scena estremamente essenziale, Thomas Marschall è perfettamente riuscito a conferire al suo Ordinary Creatures un carattere surreale e decisamente straniante, grazie a personaggi ora inspiegabilmente muti e talmente inespressivi da apparire quasi ostili, fino a scene con una forte componente onirica.