Tag: Die Unvollendete

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WITH GOD’S GRACE

Una messa in scena, questa adottata in With God’s Grace, che non punta a un’estetica eccessivamente marcata o elaborata, ma che – in un lungo viaggio dal Gambia all’Italia, fino ad arrivare, anche soltanto virtualmente, a Düsseldorf – punta sostanzialmente all’essenziale, per una riuscita forma di cinema del reale che, attraverso la storia di un singolo personaggio, ci racconta, in realtà, la storia di migliaia e migliaia di persone.

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LONELY TOGETHER

Ricorda molto i film della Nouvelle Vague, questo piccolo e tenero Lonely together. Allo stesso modo, i dialoghi, apparentemente superficiali, acquistano pian piano una complessa profondità che, unita a una meticolosa indagine introspettiva dei personaggi, vede la messa in scena di un momento drammatico raccontata in modo lieve, garbato, con anche graditi espedienti comici.

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LOVECUT

A metà strada tra il cinema di Catherine Breillat e quello di Arnaud Desplechin, Lovecut sente molto l’influenza del cinema francese, ma, allo stesso tempo, riesce a creare una dimensione del tutto intima e personale in cui, all’interno di una riuscita struttura corale, v’è una profonda e mai banale indagine psicologica di ognuno dei giovani protagonisti.

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DIE REVOLUTION FRISST IHRE KINDER

Die Revolution frisst ihre Kinder ci racconta un importante capitolo della storia del Burkina Faso con l’insolita forma del mockumentary, per un lavoro assai complesso e stratificato in cui arte e politica si intrecciano in continuazione, fondendosi inevitabilmente l’una con l’altra, senza lasciare allo spettatore il tempo di rendersi conto di dove finisca la messa in scena e dove inizi la realtà.

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BROT

Se, in Brot, ci sembrano oltremodo interessanti i singoli racconti, così come i divertenti aneddoti di ogni singolo produttore, i momenti più magnetici e accattivanti sono indubbiamente quelli in cui la macchina da presa si sofferma sui primi e primissimi piani dei singoli impasti, sul loro aspetto durante la lievitazione, su mani che impastano appassionate e quasi libidinose e su tenere pagnotte che stanno per diventare delle gustose pietanze.

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CHINA REVERSE

Nel brillante China Reverse, ciò che la macchina da presa di Judith Benedikt si limita a fare è osservare la realtà così com’è, lasciando che siano le persone stesse a scegliere quali aspetti delle loro vite raccontare, facendo in modo che la mano della regista risulti il più possibile invisibile, per una messa in scena complessivamente classica e già più volte collaudata.