In Gebirtig, attraverso una scrittura solida e una messa in scena attenta a ogni minimo dettaglio, il dramma dei tre protagonisti viene reso alla perfezione sul grande schermo. E talvolta, ciò che noi vediamo, può davvero colpirci come un pugno allo stomaco. Riproposto dal Filmarchiv Austria sul canale Filmarchiv On in occasione del Giorno della Memoria.
A Grandfather for Christmas è in tutto e per tutto il classico film natalizio in cui speranze e buoni sentimenti fanno da protagonisti assoluti. In tal senso, una messa in scena che ricorda non soltanto le commedie anni Cinquanta, ma anche i gloriosi film di John Hughes si è rivelata la soluzione vincente.
In Realtime non v’è bisogno praticamente di null’altro a far sì che il Cinema possa manifestarsi sul grande schermo in tutta la sua efficacia comunicativa. In poco più di quattro minuti, ecco che accade la magia. Lo spettatore ne è ipnotizzato.
Da sempre desideroso di sperimentare nuovi linguaggi attraverso tecniche già più e più volte utilizzate, Stefan Stratil non ha mai avuto paura di osare, di tentare nuove strade e nuovi percorsi. E in I’m a Star! il regista ha saputo rendere appieno l’essenza dei tormenti amorosi ed esistenziali del grande Frank Sinatra.
Heldenplatz, 19. Februar 2000 è un documentario estremamente diretto ed essenziale, che punta principalmente a far riflettere il pubblico circa il nuovo governo e circa ciò che esso stesso potrebbe provocare in Austria (e non solo). All’interno della retrospettiva Österreich real del Filmarchiv Austria.
Poppitz è esilarante, irriverente, non ha paura di mettere in mostra abitudini e difetti della classe altoborghese e, nel raccontarci le disavventure del povero Gerry, traccia un esaustivo affresco della società contemporanea. Una società superficiale che si preoccupa soltanto di “apparire” e che vede nel lusso la soluzione a ogni qualsivoglia problema.
In Blue Moon, con la forma del road movie assistiamo a una tenera storia d’amore dai risvolti del giallo, dove a incontrarsi sono principalmente due culture e due mondi distinti – Oriente e Occidente – che pian piano scopriranno di avere molti più punti in comune di quanto possa inizialmente sembrare.
Secondo le stesse parole dell’autore, si tratta di una sorta di Odissea senza ritorno, Egyptian Eclipse. Un viaggio soprattutto interiore che porta lentamente all’abbandono di ogni cosa riguardante il proprio passato – e, con esso, anche l’attaccamento a ogni qualsivoglia bene materiale – e che culmina nel bel mezzo di un simbolico deserto.