The Jobcenter predilige la forma della commedia, dove anche azione e musica svolgono un ruolo essenziale, al fine di trasmetterci non solo le emozioni vissute di volta in volta dai singoli personaggi, ma anche un’importante lezione di vita (che, si spera, in molti sapranno cogliere). Alla Diagonale 2026.
Che cos’è l’amore? Rileggendo in chiave postmoderna Girotondo di Schnitzler e tracciando al contempo un interessante affresco dell’epoca in cui viviamo, #LOVE di Ludwig Wüst non vuole darci risposte definitive in merito, ma ci fa comunque comprendere quanto tale sentimento possa essere ogni volta straordinariamente potente, meravigliosamente doloroso.
Paradise: Faith ci mostra non soltanto il fanatismo religioso in una delle sue più estreme declinazioni. No. In Paradise: Faith, infatti, Ulrich Seidl ci mostra la religione vissuta in modo maniacale, che quasi sembra dimenticare il valore dell’essere umano stesso. Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2012.
Girato interamente in 16mm, I am here! è un difficile, spesso doloroso, ma anche teneramente nostalgico viaggio tra passato e presente in vista di un nuovo futuro. Un lungometraggio apparentemente essenziale, ma, in realtà, molto più complesso e stratificato di quanto possa inizialmente sembrare. Alla Diagonale’23.
The Whore’s Son è la storia di un disperato amore madre-figlio. Un continuo rincorrersi senza mai riuscire a incontrarsi. Un rapporto di amore-odio che, spesso, può portare alle più estreme soluzioni.
Primo capitolo della Heimatfilm-Trilogie (comprendente anche Abschied, del 2014, e Heimatfilm, del 2016), My Father’s House, dedicato ai genitori del regista, appena scomparsi, mette in scena – analogamente alle altre opere dell’autore – un importante cambiamento interiore e può classificarsi di diritto, come il suo lavoro più intimo e personale.