Anno: 2011

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STILL LIFE

Still Life non è assolutamente un film “semplice”. Al contrario, ogni minima sfaccettatura delle personalità dei protagonisti viene ben resa dalla macchina da presa di Sebastian Meise in modo mai retorico o prevedibile. I primi piani sui loro volti, le confessioni, le chiacchierate in macchina o sulla banchina di una stazione, ma anche i gesti estremi conferiscono umanità a ognuno di loro.

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BARYLLI’S BAKED BEANS

Barylli’s Baked Beans vuole essere proprio questo: una sorta di “manuale d’amore” universale che ci mostra tanti possibili scenari e altrettante soluzioni, ma che, tuttavia, non sembra credere molto in un “banale” lieto fine.

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EVOLUTION OF VIOLENCE

Non servono didascalie aggiuntive, in Evolution of Violence. Le immagini parlano da sé. Cinema del reale nella più pura delle sua accezioni. E questo coraggioso lavoro di Fritz Ofner, con una messa in scena fortemente minimalista, vuole soprattutto fare da denuncia a un sistema che va avanti ormai da troppo tempo.

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LOW DEFINITION CONTROL

Diviso in sette capitoli, Low Definition Control si concentra principalmente sul lavoro che le grandi istituzioni – vedi, ad esempio, la polizia o anche la medicina stessa – compiono affinché ogni qualsivoglia aspetto della nostra quotidianità venga costantemente monitorato. Ed ecco che, pian piano, è l’atto del vedere in sé che viene messo sotto i riflettori. L’atto del vedere osservato perfettamente in parallelo con il cinema stesso e con le connotazioni che lo stesso ha assunto in epoca postmoderna, dove ormai non c’è più nulla che viene celato all’occhio dello spettatore e dove è lo spettatore stesso a voler vedere di più. Sempre di più.

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CHALET GIRL

A poco serve l’indubbio carisma di Felicity Jones. A poco servono riusciti siparietti comici messi in scena da Bernhardt, custode dello chalet impersonato dall’austriaco Gregor Bloéb: Chalet Girl di Phil Traill – frutto di una coproduzione tra Gran Bretagna, Germania e Austria – è, purtroppo, una commediola piatta e priva di mordente, che vede al proprio interno risvolti alquanto prevedibili e talvolta anche forzati.

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MICHAEL

Con un approccio registico il più possibile essenziale – e con evidenti influenze da parte del cinema di Michael Haneke – Markus Schleinzer – insieme a Kathrin Resetarits – ha effettuato in Michael un sapiente lavoro di sottrazione nel mettere in scena le vicende dei due protagonisti. Un lavoro di sottrazione fatto di inquadrature essenziali, camera fissa e dialoghi ridotti all’osso. In concorso al Festival di Cannes 2011.

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BREATHING

Come lo stesso titolo sta a suggerire, in Breathing, opera prima di Karl Markovics, l’aria è, dopo l’acqua, il secondo elemento centrale all’interno del presente lavoro. Costretto in un mondo poco consono alla sua età e che non sembra affatto appartenergli, Roman si sente soffocare e, pur non avendo le branchie, paradossalmente è proprio sott’acqua che riesce a respirare davvero, trovando una propria, insolita dimensione.