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ALL MY SISTERS

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di Massoud Bakhshi

voto: 8

Attraverso immagini di normale quotidianità, All my Sisters ci racconta in modo intelligente e mai banale anche un importante capitolo della storia contemporanea dell’Iran. Alla Diagonale 2026.

Piccole donne crescono

Uno zio filma amorevolmente le sue due nipoti fin da quando sono bambine, accompagnandole, così, fino all’età adulta. Una storia, la presente, incredibilmente intima e personale, che però, al di là di quello che inizialmente potrebbe sembrare, finisce ben presto per rivelarsi un film fortemente politico. Già, perché, di fatto, in All my Sisters, presentato in anteprima austriaca in occasione della Diagonale 2026, il regista Massoud Bakhshi ci regala, attraverso una storia famigliare, anche un esaustivo ritratto della situazione politica iraniana osservata (e vissuta in prima persona) dal punto di vista di giovani donne desiderose di conoscere il mondo e di vivere appieno le loro vite.

E così, dunque, in All my Sisters, vediamo come il regista, ormai diversi anni fa, ha iniziato a riprendere con la sua telecamera le nipoti Mahya e Zahra (a cui si è unita diversi anni dopo la loro sorellina appena nata Maleka), accompagnandole con sguardo affettuoso durante la loro infanzia, la loro adolescenza e durante i primi anni dell’età adulta, quando entrambe le giovani donne erano ormai studentesse. Soltanto diversi anni più tardi, poi, egli ha mostrato loro le riprese di volta in volta effettuate. E nel buio di una sala di proiezione, ecco che le più forti e diversificate emozioni vengono trasmesse anche a noi.

Durante una festa di compleanno, una bambina è seduta vicino a un’enorme torta. Come possiamo sentire fuori campo, le viene detto di non toccarla. Eppure, quando tutti sono distratti, ecco che la piccola assaggia più di una volta una delle decorazioni. Quando, poi, anche la sua sorellina entra in campo, ecco che per la prima volta ci vengono presentate le due magnetiche protagoniste. Gli anni spensierati dell’infanzia, però, trascorrono sempre troppo in fretta. Con il passare del tempo, alle due bambine vengono imposti sempre più divieti (tra cui quello di ballare), e una volta a scuola dovranno indossare l’hijab. Come potrà essere il loro futuro?

La politica, la religione (particolarmente interessanti, a tal proposito, i momenti in cui le bambine parlano con la loro nonna), ma anche gli hobby e i sogni vengono continuamente messi in discussione nel presente All my Sisters. E Massoud Bakhshi, dal canto suo, ha saputo mostrarci tutto ciò in modo mai invadente o retorico, particolarmente attento al rispetto di regole sempre più severe man mano che le bambine crescevano (interessante notare, a tal proposito, come col tempo le riprese stesse venivano zoomate sui volti delle ragazze in modo da non mostrare i loro capelli, o come un’intera scena realizzata proprio da Mahya e Zahra  – a detta del regista molto ben girata – sia stata quasi del tutto tagliata a causa dell’abbigliamento indossato).

Attraverso immagini di normale quotidianità, dunque, All my Sisters ci racconta in modo intelligente e mai banale anche un importante capitolo della storia contemporanea dell’Iran. Lo sguardo amorevole di uno zio ci regala protagoniste con una forte personalità e un grande entusiasmo nei confronti della vita. E il metacinema, come sempre, si è rivelato un prezioso valore aggiunto in grado di rendere il presente documentario un’opera unica ed emozionante.

Titolo originale: All my Sisters
Regia: Massoud Bakhshi
Paese/anno: Austria, Francia, Germania, Iran / 2025
Durata: 78’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Massoud Bakhshi
Fotografia: Massoud Bakhshi
Produzione: Amour Fou Vienna, Sampek Productions, Brave New Work

Info: la scheda di All my Sisters su iMDb; la scheda di All my SIsters sul sito della Diagonale