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di Géza von Bolváry
voto: 7
Con Lumpaci the Vagabond, Géza von Bolváry è riuscito a cogliere appieno l’essenza di una storia senza tempo. Una storia che ancora oggi risulta più attuale che mai e che tra una gag e l’altra sa anche farci commuovere.
Una speciale lotteria
Tra le commedie più celebri e amate del drammaturgo e attore teatrale Johann Nestroy v’è indubbiamente Der böse Geist Lumpazivagabundus, realizzata nel 1833, nonché apologia dei giusti valori. Dato il successo di tale opera, come ben possiamo immaginare, numerose sono le sue trasposizioni cinematografiche realizzate dalle origini del cinema ai giorni nostri. Una delle più celebri, a tal proposito è, appunto, Lumpaci the Vagabond, realizzata nel 1936 da Géza von Bolváry e con protagonisti tre vere leggende del cinema (e del teatro) austriaco: Paul Hörbiger, Hans Holt e Heinz Rühmann.
La storia messa in scena, dunque, è proprio quella che regalò tanto successo al nostro Nestroy: Fortuna e Amorosa, protettrice del vero amore, fanno una scommessa con lo spirito malvagio Lumpacivagabundus (Hörbiger). Secondo tale scommessa, tre uomini giusti – il sarto Zwirn (Rühmann), il falegname Leim (Holt) e il calzolaio Knierem (lo stesso Hörbiger, in un doppio ruolo) – riceveranno denaro e vero amore, ma comunque non si schiereranno mai dalla parte di Lumpacivagabundus.
Zwirn, dunque, perde il lavoro a causa dei suoi atteggiamenti da seduttore con alcune clienti; Leim deciderà di lasciare il suo posto di lavoro, dal momento che Pepi (Hilde Krahl), la figlia del suo capo, sta per sposare un altro uomo; Knierem, infine, da sempre dedito all’alcool, conduce una vita da vagabondo e proprio mentre è intento a camminare senza una meta precisa incontrerà gli altri due, che decideranno di incamminarsi insieme a lui verso un futuro del tutto incerto. Poi, improvvisamente, ecco che accade qualcosa di straordinario: dopo aver sognato tutti e tre quattro numeri ben precisi, essi decideranno immediatamente di acquistare un biglietto della lotteria proprio con quel numero. Come gestiranno questa loro fortuna inaspettata?
Poco diremo circa le vicende dei tre “uomini fortunati” già messe per iscritto a suo tempo da Johann Nestroy. La storia messa in scena in questo lungometraggio di von Bolváry è infatti complessivamente fedele all’opera originale. Quello che maggiormente colpisce durante la visione di Lumpaci the Vagabond, tuttavia, sono proprio le scenografie adoperate dal regista (per la maggior parte delle scene, di fatto, il film è stato girato all’interno di studi). In modo particolare per quanto riguarda la scena iniziale (quando Fortuna e Amorosa dialogano con il nostro Lumpacivagabundus, per intenderci), impossibile non pensare al cinema immortale di Georges Méliès e a tutto l’immaginario visivo da lui inventato che tanta importanza ha avuto (e continua ad avere) già dalle origini del cinema.
Perfettamente in linea con la commedia di Nestroy, inoltre, Lumpaci the Vagabond ha mantenuto, per quanto riguarda la messa in scena in sé, un’impostazione prettamente teatrale con pochissime scene girate in esterno, ma senza che ciò influisse sulla resa finale del film, che, nel suo complesso, risulta piuttosto gradevole e ben realizzato e che in frequenti intermezzi musicali vede un indubbio valore aggiunto. Géza von Bolváry, dunque, è riuscito a cogliere appieno l’essenza di questa storia senza tempo. Una storia che ancora oggi risulta più attuale che mai e che tra una gag e l’altra sa anche farci commuovere.
Titolo originale: Lumpacivagabundus
Regia: Géza von Bolváry
Paese/anno: Austria / 1936
Durata: 90’
Genere: commedia, musicale
Cast: Paul Hörbiger, Heinz Rühmann, Hans Holt, Hilde Krahl, Alice Brandt, Anton Pointner, Fritz Imhoff, Ferdinand Mayerhofer, Edith Wolff, Eduard Loibner, Richard Eybner, Karl Skraup, Karl Forest, Traudl Link, Lieselotte Nekut, Gretl Wagner, Hanns Obonya, Maria Holst, Lotte Koch, Eugen Guenther, Franz Böheim, Wilhelm Schich
Sceneggiatura: Johann Nestroy, Max Wallner
Fotografia: Werner Brandes
Produzione: Styria-Film, Hade-Film
