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di Sabine Marte
voto: 7
In Helen A/B + Das Meer, tramite immagini riprese dalla telecamera direttamente dal monitor di un computer, assistiamo a una profonda e mai banale riflessione sul come di volta in volta l’immagine venga manipolata, sulla dualità al cinema e su come determinati cliché siano ormai diventati all’ordine del giorno.
Realtà o artificialità?
Immagine. Movimento. Realtà. Finzione. Manipolazione. Al cinema, come ben sappiamo, è possibile manipolare ciò che decidiamo di filmare con la nostra macchina da presa in tutti i modi che ci vengono in mente, creando, ogni volta, qualcosa di totalmente nuovo. Lo sa bene anche la regista e musicista Sabine Marte, che sovente si è dedicata allo studio approfondito del linguaggio cinematografico stesso, mostrando come l’immagine possa essere manipolata, come il significato possa cambiare praticando anche solo piccole modifiche, come determinati cliché continuino, comunque, a ricorrere in determinate opere. Nel suo cortometraggio sperimentale Helen A/B + Das Meer, realizzato nel 2006, ad esempio, ecco che Marte si è interrogata su alcune dinamiche che caratterizzano i film romantici, offrendoci parecchi spunti di riflessione.
All’inizio di Helen A/B + Das Meer, dunque, un uomo e una donna sono seduti in riva al mare. Un gabbiano vola in cielo. L’uomo indica il gabbiano, ma non possiamo sentire le sue parole. Al contrario, ciò che sentiamo è la stessa voce fuori campo di Sabine Marte, che, con un tono ironico e piuttosto scettico, mette in dubbio l’autenticità della scena stessa, concentrandosi proprio sul concetto di bidimensionalità (che, come vedremo man mano che si va avanti con la messa in scena, assume la più ampia connotazione di dualità). Poi, improvvisamente, qualcosa cambia. Un uomo e una donna vengono ripresi in primo piano, in campo e controcampo.
In questa seconda parte di Helen A/B + Das Meer, dunque, l’uomo e la donna dicono poche battute, frasi che abbiamo già sentito mille volte quando si tratta di visionare una pellicola romantica. In questo caso, però, possiamo vedere di volta in volta solo le loro espressioni (sempre particolarmente eloquenti), mentre frasi come “Tu sei il mio amore” e “Dillo ancora”, tratte direttamente dal lungometraggio Identificazione di una Donna (Michelangelo Antonioni, 1982), stanno ulteriormente a sottolineare tali cliché. La terza e ultima parte del cortometraggio, infine, ci mostra due persone intente in una sorta di danza (la musica minimalista del gruppo Pandler, della stessa Sabine Marte, fa praticamente da attrice principale). E ancora una volta il concetto di dualità fa da protagonista sul grande schermo.
In Helen A/B + Das Meer, dunque, tramite immagini riprese dalla telecamera direttamente dal monitor di un computer, assistiamo a una profonda e mai banale riflessione sul come di volta in volta l’immagine venga manipolata (in questo caso anche dal mouse di un computer), sulla dualità al cinema e su come determinati cliché siano ormai diventati all’ordine del giorno. Il cinema, ancora una volta, è al centro del discorso. E grazie a tutti gli spunti che ogni volta ci offre, non ci stancheremo mai di discuterne e di analizzarlo.
Titolo originale: Helen A/B + Das Meer
Regia: Sabine Marte
Paese/anno: Austria / 2006
Durata: 12’
Genere: sperimentale
Cast: Andrew Michie, Barbara Stieff
Sceneggiatura: Sabine Marte
Fotografia: Sabine Marte
Produzione: Sabine Marte
