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di Reinhard Schwabenitzky
voto: 7
Risse, poliziotti sospettosi, un furto misterioso e un incontro che non può far altro che causare problemi assolutamente non necessari: Der Einstand, lungometraggio d’esordio di Christoph Waltz, è un bel film su come gli errori giovanili possano continuare a presentare puntualmente il conto e sulla difficoltà nel venir accettato dalla società, incapace di staccarsi del tutto dallo stigma della detenzione.
L’inizio di una nuova vita
Il debutto cinematografico del futuro doppio premio oscar Christoph Waltz parla curiosamente di un’altra sorta di debutto, o meglio esordio, vale a dire quello del protagonista nella società, dopo cinque mesi di detenzione punitiva. Prevedibilmente, non sarà facile reinserirsi e il racconto che Der Einstand fa di queste difficoltà è perfettamente coerente con il contesto – i tumultuosi anni Settanta – grazie anche a un’ambientazione fredda e provinciale e a un Waltz a suo agio nei panni del giovane in difficoltà in lotta per una vita migliore nonostante tutto.
Günter Vesely (Waltz), giovane bassista in erba, si appresta, dunque, a uscire di prigione dopo aver scontato cinque mesi per furto con scasso: con il resto della band ha provato a rubare un amplificatore e non è andata come previsto. Per lui garantisce lo zio (impersonato da Fritz Grieb), che, oltre ad andarlo a prendere al penitenziario, lo ospiterà con la sua famiglia, essendo la madre di Günter da sola e quindi ritenuta incapace di potersi occupare di lui. Oltre a ciò, sempre grazie all’intercessione di zio Franz, Günter trova lavoro presso il mobilificio Fuhrmann dove conoscerà l’iracondo caporeparto Wallner e la dolce Ingrid. Il reinserimento si dimostra, purtroppo, tutt’altro che semplice. A complicare le cose, come se non bastasse, ci pensa il compagno di cella Fritz (Erwin Leder), determinato più che mai a evadere dopo aver visto uscire l’amico. Pregiudizi, stigma sociale, appiccicose etichette che definiscono i contorni di chi è passato per l’Häf’n; in Der Einstand si racconta tutto ciò, a metà strada tra la rabbia e la voglia di riscatto.
Vera e propria coproduzione made in DACH, realizzata da ORF, ZDF e SRG, Der Einstand è diretto nel 1977 dal famoso autore e regista Reinhard Schwabenitzky, in quegli anni impegnato anche nella direzione della leggendaria serie Ein echter Wiener geht nicht unter, e scritto da Gernot Wolfgruber, romanziere di lungo corso e attento cantore della provincia austriaca, rurale e bucolica per definizione. Il risultato è proprio uno spaccato che prende la storia del reinserimento di Vesely come pretesto per raccontare la provincia e le diverse anime che la compongono. E alla reazione della ex ragazza di Günter, che lo respinge quando esce di prigione e per sbaglio lo incontra in un locale, si contrappone quella della collega Ingrid che, sapute le vicende del recente passato di Vesely, decide comunque di stare al suo fianco. Due comportamenti contrapposti, a rappresentare come la società vede chi prova a reinserirsi dopo una detenzione, senza sfumature intermedie: accoglienza o rifiuto. Del resto questo è ciò che ammette Günter stesso, in un alterco con lo zio, che nonostante la buona volontà non si fida totalmente del nipote: «devo attaccarmi un’etichetta con scritto che ora sono bravo?».
Risse, poliziotti sospettosi, un furto misterioso e un incontro che non può far altro che causare problemi assolutamente non necessari: Der Einstand, grazie anche alla colonna sonora di Heinz Leonhardsberger, è un bel film su come gli errori giovanili possano continuare a presentare puntualmente il conto e sulla difficoltà nel venir accettato dalla società, incapace di staccarsi del tutto dallo stigma della detenzione. Dulcis in fundo, le sfuriate dialettali e la mimica di Christoph Waltz, anima e corpo di una faccia d’angelo disposta a tutto pur di ridare dignità alla sua persona, che ha certamente imparato la lezione.
Titolo originale: Der Einstand
Regia: Reinhard Schwabenitzky
Paese/anno: Austria, Germania, Svizzera / 1977
Durata: 88’
Genere: drammatico
Cast: Christoph Waltz, Helma Gautier, Fritz Grieb, Erwin Leder, Gabriele Schuchter, Claudia Brunner, Gerhard Dorfer, Elisabeth Orth, Christian Enner, Rolf Karl Augustin, Werner Anderson, Michael Schottenberg, Peter Göller, Therese Berger, Hanno Pöschl, Werner Hirschal, Edd Stavjanik, Kurt Kosutic, Bernhard Meisel, Peter Vilnai, Klaus Adler, Manfred Neuboeck, Zoltan Paul, Emanuel Schmied, Joe Trummer, Stephan Paryla, Eduard Meisel
Sceneggiatura: Gernot Wolfgruber
Fotografia: Harald Mittermüller, László Németh
Produzione: SRG, ZDF, ORF
