Produzione: ORF

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WHY NOT YOU

Why not you, opera prima di Evi Romen, si concentra soprattutto sugli oggetti. Siano essi una buffa parrucca simbolo di un’identità da svelare o anche soltanto un fugace selfie su di un cellulare. Sono oggetti apparentemente insignificanti che ricorrono frequentemente durante tutta la durata del lungometraggio assumendo immediatamente una valenza assai simbolica.

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FALLING

In Falling, Barbara Albert, nel mettere in scena una forte nostalgia nei confronti del passato, insieme alla voglia di ritrovare sé stesse e i propri affetti, evita sapientemente di lasciarsi prendere la mano da un’eccessiva emotività, dimostrando un dovuto distacco e una matura lucidità nell’osservare da vicino le cinque protagoniste. Distacco e lucidità che, in questo caso, riescono a farci entrare piano piano sempre più in contatto con ogni singolo personaggio.

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QUO VADIS, AIDA?

In concorso a Venezia77, Jasmila Zbanic ci regala, in questo suo Quo vadis, Aida?, una storia tanto cruda quanto profondamente dolorosa. E al fine di mettere in scena la guerra e il dramma personale della protagonista, un sapiente lavoro di sottrazione si rivela il migliore alleato dela regista, la quale, a sua volta, ben sa arrivare al pubblico evitando sapientemente ogni retorica. Fatta eccezione per diversi scivoloni man mano che ci si avvicina al finale.

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THE BEST OF ALL WORLDS

Non è un caso che un lungometraggio come The best of all Worlds abbia riscosso un grande successo di pubblico. Merito di un sapiente lavoro di regia, ma merito soprattutto anche di due protagonisti che funzionano alla perfezione, ora totalmente disorientati nella fredda periferia di Salisburgo, ora semplicemente felici di essere l’uno in compagnia dell’altro. Il tutto per un nostalgico sguardo al mondo dell’infanzia, quando si era ancora troppo giovani per comprendere le brutture del mondo dei “grandi”.

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CAPPUCCINO MELANGE

Se Cappuccino Melange, al fine di accentuare le differenze tra i due protagonisti, gioca molto sui luoghi comuni, spesso caricando eccessivamente i suoi personaggi e risultando, a volte, anche eccessivo e poco credibile, complessivamente le avventure dei due bizzarri protagonisti funzionano. E lo fanno soprattutto nei dettagli.

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ANDERS ESSEN – DAS EXPERIMENT

Anders essen – Das Experiment, punta a una massima chiarezza, al fine di farci comprendere le conseguenze del nostro nutrirci in modo “irresponsabile”. Partendo, così, dal presupposto che per la nostra alimentazione quotidiana abbiamo bisogno di un campo di circa 4400 mq, se tutti sulla terra si alimentassero come noi, avremo bisogno di un intero altro pianeta, al fine di limitare al massimo il nostro impatto sull’ambiente. Eppure, qualcosa si può fare.

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LOVE MACHINE

Suddiviso principalmente in una serie di gag a volte un po’ troppo prevedibili e che scadono pericolosamente nel già visto, Love Machine risente parecchio di una sceneggiatura decisamente debole, i cui risvolti si possono già facilmente immaginare dopo pochi minuti dall’inizio del lungometraggio. Nonostante il carisma del bravo Thomas Stipsits nel ruolo del protagonista.

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MACONDO

In Macondo sono molteplici le tematiche tirate in ballo. Se, da un lato, vediamo il problema dell’integrazione della famiglia di Ramasan all’interno della società austriaca, ecco che il focus lentamente si sposta sul dramma personale del giovane protagonista, sul bisogno di appartenenza a qualcosa di stabile e rassicurante – come può essere, in questo caso, la famiglia – e sul desiderio di scoprire la verità circa un passato di cui si sa ancora troppo poco.

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DINNER FOR TWO

Dinner for two – realizzato per la televisione da Xaver Schwarzenberger, storico direttore della fotografia del grande Rainer Werner Fassbinder – vuole essere soprattutto un affresco della società viennese – e, più in generale, del mondo in cui viviamo – senza prendersi troppo sul serio. Un lungo viaggio all’interno della capitale austriaca in cui può capitare davvero di tutto.