Tag: Diagonale 2019

l-oceano-silenzioso-1983-der-stille-ozean-schwarzenberger-recensione

L’OCEANO SILENZIOSO

Con un curato bianco e nero che tanto sta a ricordare la fotografia di Il Fabbricante di Gattini (opera prima di Fassbinder, del 1969), L’Oceano silenzioso – opera prima di Xaver Schwarzenberger, storico aiuto dello stesso Fassbinder – è un prodotto che, a suo modo, è riuscito a diventare quasi una pietra miliare all’interno della cinematografia austriaca e tedesca degli anni Ottanta.

inland-2019-gladik-recensione

INLAND

Un documentario, Inland, che gioca sull’ambivalenza, sul conflitto interiore, sulla contrapposizione di diverse realtà all’interno di una capitale europea che, sin da tempi immemori, proprio per la sua particolare posizione geografica, è sempre stata crocevia di numerose culture.

exit-but-no-panic-1980-exit-nur-keine-panik-novotny-recensione

EXIT…BUT NO PANIC

La visione di un lungometraggio come Exit…but no Panic, primo lavoro per il cinema di Franz Novotny, può essere paragonata a un giro sulle montagne russe. Irriverente, scioccante, spiazzante, divertente e divertito, il presente prodotto è diventato un vero e proprio cult all’interno della cinematografia austriaca.

my-father-s-house-2012-das-haus-meines-vaters-wuest-recensione

MY FATHER’S HOUSE

Primo capitolo della Heimatfilm-Trilogie (comprendente anche Abschied, del 2014, e Heimatfilm, del 2016), My Father’s House, dedicato ai genitori del regista, appena scomparsi, mette in scena – analogamente alle altre opere dell’autore – un importante cambiamento interiore e può classificarsi di diritto, come il suo lavoro più intimo e personale.

nevrland-2019-schmidinger-recensione

NEVRLAND

La scoperta della propria omosessualità e, parallelamente, la progressiva conoscenza del proprio corpo, sono grandi protagoniste di Nevrland, in cui Gregor Schmidinger ha optato per una messa in scena del tutto anticonvenzionale e a tratti fortemente sperimentale.

egyptian-eclipse-2002-aegyptische-finsternis-wuest-recensione

EGYPTIAN ECLIPSE

Secondo le stesse parole dell’autore, si tratta di una sorta di Odissea senza ritorno, Egyptian Eclipse. Un viaggio soprattutto interiore che porta lentamente all’abbandono di ogni cosa riguardante il proprio passato – e, con esso, anche l’attaccamento a ogni qualsivoglia bene materiale – e che culmina nel bel mezzo di un simbolico deserto.