Produzione: ORF

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MACONDO

In Macondo sono molteplici le tematiche tirate in ballo. Se, da un lato, vediamo il problema dell’integrazione della famiglia di Ramasan all’interno della società austriaca, ecco che il focus lentamente si sposta sul dramma personale del giovane protagonista, sul bisogno di appartenenza a qualcosa di stabile e rassicurante – come può essere, in questo caso, la famiglia – e sul desiderio di scoprire la verità circa un passato di cui si sa ancora troppo poco.

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DINNER FOR TWO

Dinner for two – realizzato per la televisione da Xaver Schwarzenberger, storico direttore della fotografia del grande Rainer Werner Fassbinder – vuole essere soprattutto un affresco della società viennese – e, più in generale, del mondo in cui viviamo – senza prendersi troppo sul serio. Un lungo viaggio all’interno della capitale austriaca in cui può capitare davvero di tutto.

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RADETZKYMARSCH

È proprio un angosciante senso di morte e di claustrofobia a pervadere l’intero Radetzkymarsch, diretto da Michael Kehlmann nel 1964, nonché trasposizione dell’omonimo romanzo di Joseph Roth. La monarchia asburgica, dal canto suo, ci appare come una sorta di gabbia dorata. Una gabbia all’interno della quale sono prigionieri proprio Carl Joseph e suo padre Franz, protagonisti della pellicola.

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MICHAEL

Con un approccio registico il più possibile essenziale – e con evidenti influenze da parte del cinema di Michael Haneke – Markus Schleinzer – insieme a Kathrin Resetarits – ha effettuato in Michael un sapiente lavoro di sottrazione nel mettere in scena le vicende dei due protagonisti. Un lavoro di sottrazione fatto di inquadrature essenziali, camera fissa e dialoghi ridotti all’osso. In concorso al Festival di Cannes 2011.

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SINGLE BELLS

Pur presentando non poche problematiche, Single Bells – diretto da Xaver Schwarzenberger nel 1997, nonché frutto di una coproduzione tra Austria e Germania – evita sapientemente ogni retorica e ogni facile buonismo in cui situazioni del genere possono facilmente scadere. E lo fa anche senza avere paura di “giocare sporco”.

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NEBBIA IN AGOSTO

Nebbia in Agosto di Kai Wessel presenta una messa in scena dalla fotografia tendenzialmente monocroma, in cui le luci sono sempre troppo basse, troppo deboli. Una messa in scena che viene completata anche da una sceneggiatura all’interno della quale i personaggi più coraggiosi, i personaggi maggiormente assetati di giustizia non riescono mai a far sentire realmente le loro voci.

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LA FAMIGLIA VON TRAPP – UNA VITA IN MUSICA

Un approccio maggiormente adatto al piccolo schermo è la prima cosa che salta agli occhi durante la visione di La Famiglia von Trapp – Una Vita in Musica, diretto da Ben Verbong. Una fotografia eccessivamente bruciata e sovraesposta, insieme a una sceneggiatura tendenzialmente piatta e che, forte anche – e soprattutto – di quanto scritto e girato in passato, sembra procedere quasi con il pilota automatico sono tra gli elementi più deboli dell’intero lavoro.

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PARTY HARD DIE YOUNG

Anche se, al giorno d’oggi, di prodotti che somigliano come una goccia d’acqua al nostro Party hard die young ne sono stati realizzati davvero tanti, bisogna riconoscere al giovane regista Dominik Hartl – da sempre appassionato di horror – di aver tentato, a suo modo, una lettura e una messa in scena del tutto personali.