Produzione: Bayerischer Rundfunk

heidenloecher-1986-paulus-recensione

HEIDENLÖCHER

Attingendo a piene mani dal cinema di Robert Bresson – con tanto di scelta di attori non professionisti e di messa a fuoco su una società dalla dubbia morale – Wolfram Paulus ha dato vita a un lungometraggio in cui gli ampi spazi aperti – e, in particolar modo, le immense distese innevate del Salisburghese – stanno a trasmettere un profondo senso di agorafobia, risultando perfettamente in linea con l’altrettanto forte senso di claustrofobia che si respira negli interni.

radetzkymarsch-1964-kehlmann-recensione

RADETZKYMARSCH

È proprio un angosciante senso di morte e di claustrofobia a pervadere l’intero Radetzkymarsch, diretto da Michael Kehlmann nel 1964, nonché trasposizione dell’omonimo romanzo di Joseph Roth. La monarchia asburgica, dal canto suo, ci appare come una sorta di gabbia dorata. Una gabbia all’interno della quale sono prigionieri proprio Carl Joseph e suo padre Franz, protagonisti della pellicola.

single-bells-1997-schwarzenberger-recensione

SINGLE BELLS

Pur presentando non poche problematiche, Single Bells – diretto da Xaver Schwarzenberger nel 1997, nonché frutto di una coproduzione tra Austria e Germania – evita sapientemente ogni retorica e ogni facile buonismo in cui situazioni del genere possono facilmente scadere. E lo fa anche senza avere paura di “giocare sporco”.

amour-2012-haneke-recensione

AMOUR

In Amour di Michael Haneke (Palma d’Oro al Festival di Cannes 2012, nonché Premio Oscar al Miglior Film Straniero nel 2013), non c’è posto per lunghe riflessioni su cosa sia diventato l’essere umano oggi. Non c’è posto per i tormenti interiori di talentuose pianiste, per famiglie alla deriva o per giovani delinquenti con i guanti bianchi che irrompono nelle case delle persone agiate. Adesso è tempo di concentrarsi su uno dei sentimenti più complessi, nella sua accezione più pura.