Genere: documentario

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WITH GOD’S GRACE

Una messa in scena, questa adottata in With God’s Grace, che non punta a un’estetica eccessivamente marcata o elaborata, ma che – in un lungo viaggio dal Gambia all’Italia, fino ad arrivare, anche soltanto virtualmente, a Düsseldorf – punta sostanzialmente all’essenziale, per una riuscita forma di cinema del reale che, attraverso la storia di un singolo personaggio, ci racconta, in realtà, la storia di migliaia e migliaia di persone.

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BROT

Se, in Brot, ci sembrano oltremodo interessanti i singoli racconti, così come i divertenti aneddoti di ogni singolo produttore, i momenti più magnetici e accattivanti sono indubbiamente quelli in cui la macchina da presa si sofferma sui primi e primissimi piani dei singoli impasti, sul loro aspetto durante la lievitazione, su mani che impastano appassionate e quasi libidinose e su tenere pagnotte che stanno per diventare delle gustose pietanze.

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CHINA REVERSE

Nel brillante China Reverse, ciò che la macchina da presa di Judith Benedikt si limita a fare è osservare la realtà così com’è, lasciando che siano le persone stesse a scegliere quali aspetti delle loro vite raccontare, facendo in modo che la mano della regista risulti il più possibile invisibile, per una messa in scena complessivamente classica e già più volte collaudata.

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DER ZORNIGE BUDDHA

Non servono, in Der zornige Buddha, troppe didascalie a illustrarci la situazione, così come sarebbero del tutto superflui eventuali virtuosismi registici. Stefan Ludwig ha deciso di mostrarci la realtà così com’è e così come lui la vede, senza censura alcuna, con tutti i suoi momenti di gioia e condivisione, e i suoi attimi di frustrazione e di sconforto.

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JUNE LEAF – THE LIFE WITH OTHERS

Soltanto per un giorno, Roman Chalupnik ha visitato il laboratorio di June Leaf, vedova del fotografo Robert Frank. Eppure, in poco meno di otto minuti, è riuscito a riportare sullo schermo l’essenza vera e propria della sua arte. Ed è proprio con un curatissimo bianco e nero che la macchina da presa del regista si concentra sulle mani dell’artista intenta a creare nuove sculture, sui suoi attrezzi del mestiere e sui piccoli oggetti da lei precedentemente creati.