Author Archives: Marina Pavido

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MY FATHER’S HOUSE

Primo capitolo della Heimatfilm-Trilogie (comprendente anche Abschied, del 2014, e Heimatfilm, del 2016), My Father’s House, dedicato ai genitori del regista, appena scomparsi, mette in scena – analogamente alle altre opere dell’autore – un importante cambiamento interiore e può classificarsi di diritto, come il suo lavoro più intimo e personale.

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NEVRLAND

La scoperta della propria omosessualità e, parallelamente, la progressiva conoscenza del proprio corpo, sono grandi protagoniste di Nevrland, in cui Gregor Schmidinger ha optato per una messa in scena del tutto anticonvenzionale e a tratti fortemente sperimentale.

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EGYPTIAN ECLIPSE

Secondo le stesse parole dell’autore, si tratta di una sorta di Odissea senza ritorno, Egyptian Eclipse. Un viaggio soprattutto interiore che porta lentamente all’abbandono di ogni cosa riguardante il proprio passato – e, con esso, anche l’attaccamento a ogni qualsivoglia bene materiale – e che culmina nel bel mezzo di un simbolico deserto.

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TO THE NIGHT

Funziona il particolare andamento contemplativo conferito a To the Night. Malgrado la giovane età, malgrado una scarsa esperienza dietro la macchina da presa, Peter Brunner ha dalla sua la grande capacità di mettere in scena in modo del tutto personale e sincero un tormento interiore ricco di sfaccettature e per nulla facile da analizzare.

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SCHAUSPIELERIN

Il volto decadente (ma incredibilmente affascinante nella sua malinconia) di Brigitte Karner in Schauspielerin viene amorevolmente filmato nel dettaglio da una macchina da presa che si fa immediatamente intima conoscitrice dell’animo della protagonista, regalando alla stessa una serie di primissimi piani, dettagli e, non per ultime, inquadrature mostranti la donna riflessa sul vetro di una finestra, resi ancora più preziosi da un raffinato bianco e nero.

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ERIK & ERIKA

È un maldestro approccio registico che ha fatto di un lavoro come Erik & Erika di Reinhold Bilgeri un prodotto piatto, dal taglio prettamente televisivo, che, malgrado gli interessanti spunti iniziali, finisce inevitabilmente per perdere di mordente persino nei momenti chiave.

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THE ANCESTRESS

The Ancestress, di Louise Kolm-Fleck e Jakob Fleck, è un prodotto assai imperfetto, ma, nonostante tutto, realizzato con una tale grazia e con uno sguardo così limpido da classificarsi di diritto come un vero e proprio gioiellino. Un patrimonio della cinematografia austriaca e mondiale.