Anno: 2018

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BOOMERANG

In Boomerang troviamo tutte le costanti della filmografia di Kurdwin Ayub. Anche qui notiamo un approccio consapevole ed estremamente maturo in una storia giovane che parla di giovani. Una storia leggera e profonda allo stesso tempo. Una storia estremamente personale che attraverso lo sguardo innovativo della regista assume immediatamente connotazioni universali. Alla Diagonale’22.

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A MILLIONAIRE’S MELANCHOLY

La macchina da presa è costantemente statica. I personaggi sono spesso in controluce e l’appartamento stesso non ci è dato da vedere per intero. Possiamo solo farcene una vaga idea ogni volta che cambia l’inquadratura. I racconti e i dialoghi tra i protagonisti e il regista fanno da protagonisti assoluti. In A Millionaire’s Melancholy non v’è bisogno d’altro.

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THE WOMAN WHO TURNED INTO A CASTLE

The Woman who turned into a Castle è un variopinto e spiazzante viaggio nella mente della sua protagonista: una donna non più giovane che improvvisamente si sente come una ragazzina. Il mondo intorno a lei inizia ad assumere le forme più disparate. E al fine di mettere in scena questo bizzarro mondo, Kathrin Steinbacher si è ispirata ai grandi artisti del passato.

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COPS

Ritmi serratissimi, un montaggio impeccabile, un’apparente routine quotidiana che apre il lungometraggio stanno immediatamente a darci l’idea di un film d’azione al cardiopalma, data anche – e soprattutto – la particolare ambientazione scelta dal regista. E, di fatto, di azione in Cops ce n’è quanta ne vogliamo. Eppure, il presente lungometraggio non è solo questo.

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BRÜCKEN ÜBER BRÜCKEN

Brücken über Brücken è un documentario vivo e pulsante, preziosa testimonianza e vibrante affresco di una città – quella di Vienna – quale centro nevralgico della Mitteleuropa dei giorni nostri, nonché – anche per la sua particolare collocazione geografica – da sempre crocevia di numerose storie e di numerose culture.

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ZALESIE

In Zalesie, la regista punta tutto sulla potenza delle immagini. E mentre, in apertura del cortometraggio, l’immagine della giovane protagonista che gioca a trattenere il fiato sott’acqua, distesa sul letto di un fiumiciattolo, ci ricorda immediatamente l’Ophelia shakespeariana dipinta da John Everett Millais, la magnificenza del paesaggio, della sua fitta vegetazione e dei suoi corsi d’acqua ci rimanda al cinema di Andrej Tarkovskij e, nello specifico, al suo L’Infanzia di Ivan.

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WALTER ARLEN’S FIRST CENTURY

Sono vecchie fotografie, insieme a scene girate direttamente durante concerti dedicati al maestro Walter Arlen a costellare il presente Walter Arlen’s first Century. E un andamento il più possibile tranquillo e meditativo pervade l’intero lavoro di Stephanus Domanig.

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BRUDER JAKOB, SCHLÄFST DU NOCH?

Bruder Jakob, schläfst du noch? si distingue immediatamente per una sobria composizione delle immagini, dove sono colori netti, ora accesi – come all’interno della vallata dove si trovano i quattro ragazzi – ora più cupi – come accade di notte, fuori da una baita di montagna – a fare quasi da protagonisti assoluti.

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CHILDREN BELOW DECK

In Children below Deck vediamo un profondo senso di colpa che si tramanda di generazione in generazione e che nemmeno gli anni che passano potranno mai attutire. Ma, forse, soltanto guardando in faccia il passato stesso – magari anche attraverso vecchie fotografie che, pian piano, prendono forma sullo schermo assumendo, dapprima, i tratti di un disegno a matita – si può tentare, in qualche modo, di sanare la cosa. O forse no?