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PETER TSCHERKASSKY – MANIPOLARE LA PELLICOLA

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Con una costante indagine sul linguaggio, sull’atto del vedere, ma anche sul rapporto tra il cinema e lo spettatore, Peter Tscherkassky è uno dei maestri indiscussi del cinema d’avanguardia, non solo in Austria, ma anche a livello internazionale. Vincitore del Premio al Miglior Cortometraggio Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2010.

La potenza dell’analogico

Correva l’anno 2010 quando alla Mostra del Cinema di Venezia veniva premiato come Miglior Cortometraggio Orizzonti Coming Attractions, diretto dal maestro del cinema d’avanguardia austriaco Peter Tscherkassky, nonché interessante riflessione sul linguaggio cinematografico stesso e sul suo rapporto con lo spettatore. Già, perché, di fatto, questi sono temi da sempre particolarmente cari al cineasta di Vienna, il quale, a sua volta, ha anche spesso attinto a piene mani da pellicole realizzate in passato al fine di dar vita a qualcosa di totalmente nuovo.

Per comprendere appieno il cinema di Peter Tscherkassky, tuttavia, non dobbiamo limitarci al minuzioso lavoro da lui svolto con il found footage. Prima di arrivare qui, infatti, il regista viennese ha intrapreso un ben più lungo percorso che ha abbracciato, oltre al cinema stesso, numerose altre discipline. Dopo aver concluso i suoi studi in giornalismo e scienze politiche, infatti, egli iniziò a interessarsi al cinema sperimentale dapprima prendendo parte ad alcune conferenze tenute dallo storico del cinema P. Adams Sitney e incontrando nomi del calibro di Gerti Fietzek, Reinhold Vorschneider, Thomas Kiesel o Frieder Butzmann, poi realizzando finalmente i suoi primi film in Super8.

È, infatti, proprio a partire dal 1979 che Peter Tscherkassky iniziò per la prima volta a sperimentarsi dietro la macchina da presa, dando vita ufficialmente a quello che oggi è considerato il primo periodo della sua carriera (terminato orientativamente intorno alla metà degli anni Ottanta). Tramite la realizzazione di film come Kreuzritter (la sua opera prima), Liebesfilm (1982 e Urlaubsfilm (1983), giusto per fare qualche esempio, ecco che Tscherkassky, pur non avendo ancora una vera e propria formazione accademica, iniziò a girare scene di vita quotidiana, per poi decostruirle ora tramite un montaggio frenetico, ora tramite frequenti freeze frame, ora addirittura tramite loop ripetitivi. Ogni scena filmata, così, acquistava ogni volta un significato diverso e ben preciso, e già in queste prime opere ecco che vediamo l’atto del guardare e lo stretto rapporto tra cinema e spettatore a fare da protagonisti assoluti.

Dopo un esordio che potrebbe essere definito quasi istintivo e viscerale, dunque, ecco che pian piano il cinema di Peter Tscherkassky (che nel frattempo aveva completato il dottorato in filosofia con una tesi sulla teoria e l’estetica del cinema d’avanguardia) iniziò ad assumere gradualmente caratteristiche sempre più specifiche. A partire dalla metà degli anni Ottanta, infatti, ecco che la vecchia telecamera Super8, decisamente amatoriale, venne del tutto abbandonata in favore del formato in 16mm.

Per la prima volta in questi anni, inoltre, vediamo come Tscherkassky si dedicò all’uso del found footage (ormai divenuto un suo marchio di fabbrica), ispirandosi sia al cinema strutturale che alla psicanalisi stessa, al fine di scardinare numerosi cliché con cui il cinema tradizionale è solito manipolare lo spettatore, sperimentando, al contempo, una tecnica del tutto innovativa, tramite cui, appunto, pellicole già esistenti venivano stampate manualmente su una nuova pellicola in camera oscura grazie anche all’uso di puntatori luminosi e laser. E in tal senso, dunque, lavori come Motion Picture (1984), Manufracture (1985), ma anche Shot-Countershot (1987) o Parallel Space: Inter-View (1992) sono particolarmente emblematici.

La vera rivoluzione del cinema di Peter Tscherkassky, tuttavia, è avvenuta nel 1997, quando il regista ha abbandonato il formato 16mm per dedicarsi al CinemaScope e rendere i suoi film ancora più “estremi”. Proprio in quest’anno, infatti, ha preso il via la Trilogia del CinemaScope, che lo ha reso finalmente famoso a livello internazionale e che è composta da L’Arrivée (1997), Outer Space (1999) e Dream Work (2001).

Sovrapposizioni multiple, incisioni quasi brutali della pellicola, un montaggio frenetico unito a un forte senso di angoscia e a un raffinato erotismo, ma anche un commento musicale (sovente a opera di Dirk Schaefer) che fa da perfetto coprotagonista contribuiscono non solo a un’indagine psicologica ancora più approfondita, ma anche alla decostruzione della narrazione classica, talvolta omaggiando anche vere e proprie colonne portanti della storia del cinema o interi generi cinematografici (interessante notare come le origini del cinema stesso, e in particolare il leggendario treno, che già dall’epoca dei Lumière aveva affascinato e spaventato numerosi spettatori, ricorrano spesso nelle opere di Tscherkassky, come per esempio in L’Arriveé o nel recente Train Again, realizzato nel 2021).

Con una costante indagine sul linguaggio, sull’atto del vedere, ma anche sul rapporto tra il cinema e lo spettatore, dunque, il cinema di Peter Tscherkassky può quasi essere definito viscerale, tattile, artigianale. Qualcosa che si può manipolare a proprio piacimento all’interno di una camera oscura. E così, perfettamente in contrapposizione a quanto è in grado di realizzare oggi il digitale, con tutte le sue immagini perfette, l’analogico è, dunque, una componente essenziale di tale filmografia. E ogni minimo graffio della pellicola, ogni voluta imprecisione, ogni sovrapposizione ci regalano ogni volta un’esperienza unica e irripetibile.

Fondatore, nel 1990, della sixpackfilm (atta a promuovere e diffondere opere sperimentali austriache), autore dell’ottimo Film Unframed (vera e propria Bibbia del cinema sperimentale austriaco), Peter Tscherkassky, che sovente lavora anche come curatore presso importanti festival e rassegne in tutto il mondo, è uno dei maestri indiscussi del suo campo, non solo in Austria, ma anche a livello internazionale. E sappiamo con certezza che la sua costante ricerca di nuovi linguaggi e di nuovi modi di manipolare la pellicola non smetterà mai di evolversi.

Info: il sito ufficiale di Peter Tscherkassky; la scheda di Peter Tscherkassky su iMDb; il sito ufficiale della sixpackfilm