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Autore di oltre trecento colonne sonore e cambiando radicalmente il modo di musicare un film, Max Steiner ricevette, nel corso della sua carriera, ben ventisei nomination ai Premi Oscar, vincendone tre.
Raccontare con la musica
Tutti abbiamo ben presenti le leggendarie colonne sonore di lungometraggi come Via col Vento (Victor Fleming, 1939), Casablanca (Michael Curtiz, 1942), Sentieri Selvaggi (John Ford, 1956) o Scandalo al Sole (Delmer Daves, 1959). Bene, tutte queste colonne sonore sono state realizzate da un compositore che è entrato di diritto a far parte della storia del cinema, contribuendo a rendere numerose pellicole a dir poco memorabili. Stiamo parlando di Max Steiner, considerato a tutti gli effetti “il padre della musica da film” e che nel corso della sua carriera ha composto più di trecento colonne sonore.
Già, dunque, da una prima, sommaria lettura della biografia di Max Steiner, ci rendiamo conto di come l’autore non avrebbe potuto far altro che dedicare la sua intera vita alla musica, ottenendo fama e successo. Nato il 10 maggio 1888 a Vienna, Maximilian Raoul Walter Steiner era il nipote di Maximilian Steiner (1839 – 1880), gestore del Theater an der Wien, mentre il suo padrino di battesimo fu addirittura Richard Strauss. Fin da bambino, dunque, il giovane Max mostrò uno spiccato interesse per la musica, oltre, naturalmente, a uno straordinario talento, iniziando a studiare pianoforte con Johannes Brahms ed entrando all’Accademia Imperiale di Musica ed Arte Scenica di Vienna, dove ebbe come insegnante Gustav Mahler e dove completò il suo corso di studi di quattro anni in un solo anno.
Desideroso di ampliare i propri orizzonti, dunque, Max Steiner si trasferì già all’inizio della Prima Guerra Mondiale a Londra, per poi partire dopo poco alla volta degli Stati Uniti, arrivando a New York quello stesso anno con soli trentadue dollari in tasca. Qui, tuttavia, dovette trascorrere diverso tempo prima che il nostro Max potesse finalmente avere successo, e soltanto nel 1929, dopo quindici anni trascorsi a lavorare come arrangiatore e direttore d’orchestra a Broadway, egli decise di trasferirsi a Hollywood.
Qui, finalmente, Max Steiner ebbe modo di dar prova del suo talento. Dopo, infatti, aver realizzato la sua prima colonna sonora per il lungometraggio The Case of Sergeant Grischa (Herbert Brenon, 1930), ecco che iniziarono ad arrivargli sempre più proposte, che culminarono, nel 1933, con la composizione della musica per il cult King Kong, diretto da Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack. A quel punto, ormai, Steiner era un nome particolarmente ricercato nel mondo del cinema. Ma prima di ripercorrere alcuni tra i principali titoli da lui musicati, bisogna fare una riflessione su come, di fatto, egli iniziò a intendere le colonne sonore stesse.
Quando al cinema si passò dal muto al sonoro, come ben sappiamo le difficoltà tecniche per far sì che il suono potesse essere sincronizzato alle immagini in modo efficace e convincente furono notevoli. Tra le varie problematiche, ad esempio, c’era anche la necessità di non confondere lo spettatore inserendo musica extradiegetica durante determinate scene (una messa in scena, questa, a cui ancora non si era abituati). E Max Steiner, in tal senso, iniziò a trovare le prime soluzioni al problema, inserendo della musica dapprima in scene silenziose (come, ad esempio, in scene d’amore) per poi far progressivamente “abituare” lo spettatore, inserendo anche brevi tracce musicali come sottofondo ai dialoghi.
Da buon cultore della musica classica qual era, inoltre, Max Steiner prese ispirazione direttamente da Richard Wagner (che secondo lui avrebbe potuto essere il più grande compositore di musica da film di tutti i tempi se fosse nato in epoca contemporanea). A lui, infatti, si ispirò per fare delle sue colonne sonore veri e propri leitmotiv delle storie di volta in volta messe in scena, e rese il tutto ancor più personale attribuendo ogni volta un preciso motivo a ogni singolo personaggio, in modo da arricchirlo nella sua caratterizzazione.
Max Steiner, dunque, con uno studio precisissimo e millimetrico della pellicola, era solito accompagnare personaggi e narrazione come nessun altro aveva fatto prima d’ora. Eppure, per molte delle innovazioni che egli apportò nel suo campo, spesso fu inizialmente criticato (sebbene, poi, certi approcci siano diventati quasi una prassi nell’ambito della musica da film). A molti inizialmente non piacque, ad esempio, che Steiner sovente utilizzasse la tecnica del cosiddetto Mickey Mousing, doppiando letteralmente le azioni dei personaggi con la musica, in modo da enfatizzarle. Così come in molti lo criticarono per non scegliere brani di musica classica per i film di volta in volta musicati (ma questa fu una scelta ben consapevole di Steiner, in modo che un brano musicale già ampiamente noto non potesse distogliere l’attenzione dello spettatore da ciò che nel frattempo accadeva sul grande schermo). Le immagini prima di tutto. E nell’enfatizzarle così, ecco che, alla fine, sono state sovente proprio le musiche di alcuni film a essere maggiormente ricordate.
Grazie alla sua maestria e alla sua voglia di sperimentare, dunque, la carriera di Max Steiner ottenne praticamente un successo dopo l’altro. Oltre, infatti, ai titoli già menzionati, egli ebbe modo di musicare, giusto per fare qualche esempio, lungometraggi del calibro di I Conquistatori (William A. Wellmann, 1932), Piccole Donne (George Cuckor, 1933), È nata una Stella (William A. Wellmann, 1937), Arsenico e vecchi Merletti (Frank Capra, 1944), Il grande Sonno (Howard Hawks, 1946), Il tesoro della Sierra Madre (John Houston, 1948) e L’Ammutinamento del Caine (Edward Dmytryk, 1954).
Autore, come già menzionato, di oltre trecento colonne sonore, Max Steiner ricevette, così, ben ventisei nomination ai Premi Oscar, vincendone tre: nel 1936 per Il Traditore (John Ford, 1935), nel 1943 per Perdutamente tua (Irving Rapper, 1942) e nel 1945 per Da quando te ne andasti (John Cromwell, 1944). Spentosi il 28 dicembre 1971 a Hollywood, Steiner ha lasciato, dunque, un’eredità preziosissima, cambiando radicalmente il modo di approcciarsi alla musica da film. E la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame (posta lì nel 1975, ossia quattro anni dopo la sua morte) sta proprio a omaggiare questo grande genio della musica proveniente direttamente dall’Austria.
