susanne-brandstatter-intervista-interview-interview-copyright-filip-kufner-cinema-austriaco

INTERVISTA A SUSANNE BRANDSTÄTTER

      Commenti disabilitati su INTERVISTA A SUSANNE BRANDSTÄTTER

This post is also available in: Deutsch (Tedesco) English (Inglese)

In occasione della Diagonale 2026 la regista Susanne Brandstätter ha presentato il documentario sperimentale Hungry. Cinema Austriaco ha avuto l’occasione di fare quattro chiacchiere con lei e di farsi raccontare qualcosa in più circa questo suo lavoro. Intervista a cura di Marina Pavido.

Marina Pavido: Come è nata l’idea di realizzare Hungry?

Susanne Brandstätter: Tutto è iniziato con una ricerca sugli integratori alimentari. Ma nel corso delle mie ricerche mi sono resa conto che questo tema è molto più vasto di quanto pensassi inizialmente. Così le mie ricerche si sono ampliate sempre di più, man mano che mi rendevo conto dell’impatto che le multinazionali hanno sull’ambiente, sugli animali, sul suolo e su tutti gli esseri viventi. Anche sulla nostra salute. Ho creato mappe mentali, collegamenti concettuali e ho iniziato a riflettere su come tutto fosse interconnesso e su come potessi rendere comprensibili queste relazioni. Volevo mostrare queste relazioni causali nel film. Così il progetto è diventato sempre più grande. Dovevo però trovare un modo per farlo rientrare in una versione cinematografica di circa 90 minuti – e che gli spettatori lo capissero comunque.

M. P.: Quanto sono durate la fase di produzione e le riprese?

S. B.: Le ricerche sono iniziate nel 2016, ma solo nel 2018 ho ricevuto i primi finanziamenti per lo sviluppo della sceneggiatura e ho iniziato a sviluppare il progetto. Le riprese vere e proprie sono iniziate nel 2023.

M. P.: Le interviste sono state condotte anche in quel periodo?

S. B.: Ho iniziato a parlare con gli studiosi già nel 2016, ma all’epoca il film non era ancora concepito in questa forma. A partire dal 2018 ho intensificato le interviste. Ho condotto queste interviste di ricerca tramite Zoom e in seguito ho deciso di fare anche le interviste vere e proprie tramite Zoom, perché si adattava bene al concetto del film. Ma è stato complicato, perché dovevamo comunque ottenere una buona qualità del suono. Alla fine abbiamo trovato una soluzione acquistando un laptop usato e inviandolo, dotato di microfoni adeguati, da un intervistato all’altro.

M. P.: Quindi tutto è iniziato già prima della pandemia.

S. B.: Le prime ricerche sono iniziate già prima della pandemia, ma l’idea di concepire il progetto come un film di fantascienza mi è venuta solo durante la pandemia. Le riprese, tuttavia, non si sono svolte durante la pandemia, anche se sarebbe stato molto più semplice (ride). Il tutto è stato girato comunque nel 2023 e nel 2024.

M. P.: Quali sono state le maggiori difficoltà durante le riprese?

S. B.: Non è stato facile trovare location adatte, perché volevamo dare l’impressione che non ci fossero più persone. Per questo abbiamo cercato di fare il maggior numero possibile di riprese in cui non si vedessero auto o persone, nemmeno in lontananza. C’erano però riprese in cui ci siamo accorti solo in fase di montaggio che in lontananza si vedevano auto o persone. E le abbiamo tagliate. In ogni caso, prima ho cercato intensamente su Internet luoghi adatti e, non appena ne trovavamo uno, chiedevamo anche alla gente del posto se quei luoghi fossero davvero così deserti, e spesso non era così.

M. P.: C’erano già sul set le carcasse di animali che si vedono nel film?

S. B.: Sì, erano già lì, le abbiamo trovate per caso e non abbiamo portato nessuna carcassa sul posto, dato che quasi tutto il film è stato girato in stile documentario. Non abbiamo fatto del male a nessun animale (ride). Ci sono solo due scene che sono state messe in scena appositamente per le riprese: una in una casa nella Bassa Austria e una in un ristorante a Vienna, dove abbiamo portato gli oggetti di scena. Per quanto riguarda gli animali morti, anche noi siamo rimasti sorpresi di quanti cadaveri si vedano così facilmente ovunque.

M. P.: In quali paesi si sono svolte le riprese?

S. B.: Abbiamo girato il film in Austria, Germania, Spagna, Stati Uniti e Malesia.

M. P.: Particolarmente interessante in Hungry è anche questa voce misteriosa che si rivolge a noi dall’inizio alla fine. E che ci dice che avremmo potuto fare qualcosa per impedire l’estinzione dell’umanità. E qual è la sua opinione al riguardo?

S. B.: Alla fine del film c’è un colpo di scena. Avevo una certa intenzione, ma alla fine ogni spettatore si fa la propria opinione dopo averlo visto. Alcuni credono, ad esempio, che il personaggio che ci parla sia un alieno. Ma senza voler svelare nulla, alla fine del film chiederei: siete davvero sicuri che non ci siano più esseri umani sulla nostra Terra? (ride) Ma il messaggio finale è comunque che non è ancora troppo tardi, che possiamo ancora fare qualcosa per fermare questi sviluppi così pericolosi per l’ambiente e l’umanità in generale. Nel film, tuttavia, ho voluto mostrare le conseguenze di questi sviluppi, perché sebbene si sappia molto sui vari aspetti trattati, spesso non si capisce ancora come siano collegati tra loro – o come si influenzino a vicenda. Per me era comunque importante che gli spettatori, alla fine del film, non rimanessero con l’impressione che non ci sia più alcuna speranza di salvare il nostro pianeta. Non siamo impotenti. E nell’ultima intervista del film sentiamo cosa possiamo e dobbiamo fare.

M. P.: Sta lavorando attualmente a nuovi progetti?

S. B.: Sì, al momento sto lavorando a un altro film, un documentario che parla di giovani – si sviluppa anch’esso su due livelli – ma in modo completamente diverso da Hungry. Inoltre ho un altro progetto che è ancora in fase di sviluppo.

Info: la scheda di Susanne Brandstätter su iMDb; la scheda di Hungry sul sito di Susanne Brandstätter; la scheda di Hungry sul sito della Filmgarten