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Nel realizzare The City without Jews, Hans Karl Breslauer si è rivelato piuttosto coraggioso, eppure, nel corso della sua vita e della sua carriera, egli non sempre si mantenne fedele a quegli ideali che lo avevano reso celebre anche al di fuori dei confini nazionali.
Un nome controverso
Quando pensiamo a un regista come Hans Karl Breslauer, ci viene in mente immediatamente il suo sensazionale lungometraggio The City without Jews, realizzato nel 1924 e basato sull’omonimo romanzo di Hugo Bettauer del 1922. Ma mentre Breslauer, nel mettere in scena la presente opera, si è rivelato piuttosto coraggioso, al pari dell’autore del romanzo originario, nel corso della sua vita e della sua carriera egli non sempre si mantenne fedele a quegli ideali che lo avevano reso celebre anche al di fuori dei confini nazionali.
Figlio del proprietario di una caffetteria, Hans Karl Breslauer, nato il 2 giugno 1888 a Vienna, decise di non seguire la carriera di suo padre, ma mostrò fin da giovanissimo uno spiccato interesse per la neonata arte cinematografica, così come per il teatro, iniziando a lavorare come attore a Vienna, a Colonia e a Wiesbaden, per poi iniziare una carriera di sceneggiatore a Berlino.
Non passò molto tempo, prima che Breslauer decise di sperimentarsi anche dietro alla macchina da presa. Già nel 1914, infatti, egli ottenne il suo primo incarico da regista presso la Sascha-Film di Vienna, sebbene, ancora oggi, non ci siano prove del suo lavoro svolto in questa occasione. Al contrario, restando in ambito cinematografico, il primo film in cui egli ha solamente recitato, di cui si hanno prove certe, è stato Zu spät gesühnt, realizzato nel 1916 e prodotto dalla Regent-Film, mentre la sua prima regia ha avuto luogo ufficialmente nel 1918, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, quando egli realizzò, sempre per conto della Sascha-Film, Ihre beste Rolle.
Da quel momento in avanti, la carriera nel cinema di Hans Karl Breslauer registrò numerosi successi, sebbene egli abbandonò la carriera di attore prediligendo la messa in scena di film. Tra le pellicole di maggior successo da lui realizzate in questi anni ricordiamo, ad esempio, Das Baby (1918), Jou Jou (1920), The House of Molitor (1922), Oh, Dear Augustine (1922) e, naturalmente, il già menzionato The City without Jews. Questo, oltre a Strandgut, realizzato nello stesso anno, ha praticamente sancito la fine della sua carriera nel mondo del cinema e per la sua importanza storica merita maggiore attenzione.
Nel 1922, dunque, quando un pericoloso antisemitismo sembrava già diffondersi all’interno del paese, Hugo Bettauer scrisse il suo romanzo, denunciando sotto forma di satira determinate dinamiche e ambientando la sua storia proprio a Vienna. Il romanzo fu un successo, ma, come ben possiamo immaginare, diede adito anche a numerose proteste. Quando Hans Karl Breslauer decise di realizzarne una trasposizione cinematografica, cercò comunque di mitigare certi elementi e i toni dell’intera opera, cambiando addirittura il nome di Vienna in Utopia. E sebbene il film non ebbe lo stesso successo del libro, comunque fece parlare per ovvi motivi molto di sé.
Nonostante questa sua importante presa di posizione e nonostante il coraggio iniziale nel mettere in scena una storia del genere, tuttavia, Hans Karl Breslauer, a differenza di Hugo Bettauer – che fu ucciso nel 1925 in seguito a un misterioso attentato – cambiò totalmente le proprie posizioni.
A partire dal 1924, infatti, non si hanno più testimonianze della sua carriera in ambito cinematografico, ma sappiamo per certo che egli si dedicò esclusivamente alla scrittura di racconti, spesso sotto lo pseudonimo di Bastian Schneider, lavorando per tutto il periodo del Terzo Reich e divenendo addirittura membro del Reichsschrifttumskammer e della NSDAP. Dopo la fine della guerra, Breslauer continuò a dedicarsi alla scrittura, sebbene non ottenne mai più il successo di un tempo. E, trasferitosi insieme a sua moglie (l’attrice Anna Milety) a Loibichl nell’Alta Austria, morì il 15 aprile 1965 a Salisburgo.
Date le sue prese di posizione dopo la realizzazione di The City without Jews, dunque, Hans Karl Breslauer è ancora oggi una figura piuttosto controversa nella storia del cinema austriaco. Rinnegare le proprie idee e schierarsi dalla parte dei potenti è stato indubbiamente un atto piuttosto vile. Ma almeno il suo film, così come il romanzo di Bettauer, sono ancora oggi ricordati da molti quali opere lungimiranti e coraggiose che hanno tristemente previsto cosa sarebbe accaduto da lì a pochi anni.
