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THE ENDLESS SANDWICH

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di Peter Weibel

voto: 8

The endless Sandwich non vuole semplicemente riflettere sull’atto del guardare. Allo stesso modo, ciò che Peter Weibel ha a suo tempo voluto mostrarci è come le immagini (e, in senso più generale, il cinema) siano strettamente correlate allo spettatore stesso e all’effetto che hanno su di lui.

Uomo e immagini

L’atto dell’osservare e le sue mille potenzialità. Lo speciale rapporto tra essere umano e monitor. Quante volte, al cinema, si è affrontato tale importante e complesso discorso? Indubbiamente molte volte. Eppure, come ben sappiamo, ci sono infinite possibilità di mettere in scena tale tematica. Soprattutto quando si parla di cinema d’avanguardia, che in Austria, ormai da diverso tempo, è uno dei generi maggiormente diffusi. Particolarmente degno di nota, a tal proposito, è il cortometraggio sperimentale The endless Sandwich, realizzato dall’artista Peter Weibel nel 1970 e presentato per la prima volta in occasione del First International Underground Film Festival di Londra.

Ciò a cui ci troviamo di fronte, dunque, è uno spettacolo totalmente fuori dal comune e dal fascino magnetico. Un uomo, ripreso esclusivamente di spalle, è seduto davanti a un monitor. Sul monitor, al contempo, vediamo un altro uomo, anch’egli seduto nella stessa posizione dello spettatore precedente, il quale osserva un ulteriore monitor. Inutile dire che anche su questo monitor possiamo vedere una scena uguale alle precedenti. Tutto, all’interno dei diversi monitor, sembra ripetersi all’infinito, secondo una sorta di “processo sandwich”. Poi, improvvisamente, accade qualcosa di inaspettato: uno dei monitor, da noi osservato all’interno di numerosi altri monitor, smette di funzionare. Lo spettatore che lo sta guardando deve alzarsi e cercare di ripararlo. Ma improvvisamente anche il monitor che ci mostra questa scena non funziona più. Uno spettatore dopo l’altro compie, quindi la medesima azione, fino a quando anche lo schermo che noi stessi stiamo osservando non ci mostra immagini disturbate. E se anche noi, fin dall’inizio, fossimo stati parte attiva di tale spettacolo?

The endless Sandwich, dunque, non vuole semplicemente riflettere sull’atto del guardare. Allo stesso modo, ciò che Peter Weibel ha a suo tempo voluto mostrarci è come le immagini (e, in senso più generale, il cinema) siano, in realtà, strettamente correlate allo spettatore stesso e all’effetto che hanno su di lui. La realtà può essere duplicata un’infinità di volte. E spesso, ciò che ci viene mostrato, ha dirette conseguenze su noi stessi e sul nostro stesso atto dell’osservare, rendendoci immediatamente attori principali dello spettacolo che stiamo guardando.

E così, in The endless Sandwich, vediamo anche come il tempo, oltre all’immagine, svolga un ruolo a dir poco centrale. Dopo, infatti, che in uno dei monitor si verifica un problema tecnico, ecco che pian piano ciò accade anche per tutti gli altri monitor che vediamo sullo schermo. Gli eventi, tutti praticamente uguali l’uno all’altro e ognuno all’interno della sua circoscritta realtà, accadono, nella seconda parte del film, uno dopo l’altro, interrompendo, così, quell’iniziale “staticità”.

Peter Weibel, recentemente scomparso, ha sempre prestato grande attenzione al mondo della settima arte, già ai tempi della sua lunga collaborazione con l’artista VALIE EXPORT. Cinema, videoarte e performance sono state sempre al centro dei suoi studi e della sua lunga carriera. E questo importante The endless Sandwich, forte di un approccio registico essenziale e minimalista in cui una sola inquadratura, insieme a immagini in bianco e nero, ci riporta direttamente alla quintessenza del cinema stesso cercando, al contempo, nuovi linguaggi, può quasi considerarsi una summa di ciò che è stato per molti anni il suo lavoro.

Titolo originale: The endless Sandwich
Regia: Peter Weibel
Paese/anno: Austria / 1970
Durata: 2’
Genere: sperimentale
Sceneggiatura: Peter Weibel
Fotografia: Peter Weibel
Produzione: Peter Weibel

Info: la scheda di The endless Sandwich sul sito della sixpackfilm