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SIMILAR STRANDS OF HAIR

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di Simon Spitzer

voto: 6

In un quarto d’ora circa, Similar Strands of Hair mostra una contrapposizione tra i racconti di un passato comune e la vicinanza, per ora solo fisica, del presente. Al Vienna Shorts 2024.

Ricordando il passato

Un nuovo ritrovarsi, dopo anni. Un nuovo ritrovarsi, spostando però il punto dove tutto si era interrotto un po’ più in là, perché nulla è come prima e mai potrà tornare a esserlo. Similar Strands of Hair, del regista Simon Spitzer, in concorso al Vienna Shorts 2024, dal 28 maggio al 2 giugno a Vienna, racconta di due ragazze che si rincontrano, vicine in passato e parecchio distanti nel presente, con l’amara consapevolezza che l’irrisolto è un fardello difficile da trasportare, anche per le spalle larghe e allenate delle provette danzatrici, protagoniste del corto.

La riunione che dà il la a Similar Strands of Hair è quella di Marlene e Maria, che si rivedono per la prima volta dopo cinque anni, a seguito della frettolosa partenza per i Paesi Bassi della prima. L’atmosfera è di imbarazzo totale da entrambe le parti e lo Schnapps messo al centro del tavolo non ha la funzione lenitiva preventivata. Appare abbastanza evidente fin da subito, infatti, come ci sia qualcosa di irrisolto tra le due, le quali lasciano intendere una vecchia intimità ed una complicità ormai svanite. In un maldestro ma comunque nobile tentativo di riconciliazione, Spitzer lascia intendere allo spettatore che probabilmente Marlene e Maria sono legate da una storia d’amore finita male, alludendo a essa più con la mimica e con la prossemica che con le parole.

Pressione alle stelle, atmosfera difficile da sostenere, Similar Strands of Hair è tutto un fare un passo in avanti e due indietro tra aneddoti più o meno interessanti – usati in realtà per svicolare il silenzio imbarazzante che spesso viene a palesarsi – e vuoti riempiti solo da delusione e rimpianti. C’è rancore, c’è rabbia, c’è anche la vergogna di chi ha avuto modo di ripensare a quello che è stato e che, per forza di cose, non sarà mai più. D’altronde, queste sono le conseguenze di quando si scappa senza un vero e proprio addio. E farne i conti diventa la cosa più difficile del mondo, perché si è impotenti e non si può fare altro che accettare lo scorrere in avanti – e soprattutto in un’altra direzione – della vita altrui.

Marlene organizza l’incontro, invita Maria a casa, propone di fare un passeggiata al parco e di dipingere con gli acquerelli, fa domande, si prodiga, insomma, per recuperare il terreno perduto, come se volesse farsi perdonare qualcosa. Maria, dal canto suo, sembra essere a tutti gli effetti la parte lesa, restando tiepida seppur presente, ma in ogni caso “in sottrazione”. E infatti alla fine – no spoiler – si capirà perché. A tenerle ancora unite, al di là dei ricordi, quelle ciocche di capelli simili che danno il titolo al film le quali, secondo Carolin Weidner, simboleggiano un vecchio legame. E, mi permetto di aggiungere, ne certificano metaforicamente tutto ciò che resta: un riflesso chiaro e poco appariscente tra i colori scuri dell’anima.

In un quarto d’ora circa, Similar Strands of Hair mostra una contrapposizione tra i racconti – anche banali e francamente poco interessanti – di un passato comune e la vicinanza, per ora solo fisica, del presente. La speranza è quella di riallacciare i rapporti, per colmare il vuoto affettivo che le separa, sperando che il decimo distretto viennese possa essere ora teatro di un ricongiungimento fatto a pezzi dai rimpianti e dalle classiche questioni lasciate in sospeso. Entrambe, però, sembrano poco convinte. Come del resto lo sono io, dopo aver visto il corto di Simon Spitzer, un buon compitino, senza lode né infamia.

Titolo originale: Similar Strands of Hair
Regia: Simon Spitzer
Paese/anno: Austria / 2024
Durata: 16’
Genere: drammatico
Cast: Marlene Prinz, Maria Hernández González
Sceneggiatura: Simon Spitzer
Fotografia: Simon Spitzer
Produzione: Simon Spitzer

Info: la scheda di Similar Strands of Hair sul sito del Vienna Shorts; la scheda di Similar Strands of Hair sul sito della Diagonale