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THE GREAT TREE PIECE

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di Claudia Larcher

voto: 7.5

The great Tree Piece ci porta alla scoperta di un mondo rosso e marrone forse impossibile da raggiungere, appena sotto i funghi e l’humus che significano fertilità e quindi vita. Al Vienna Shorts 2024.

Dove l’occhio non vede

In concorso al Vienna Shorts 2024, dal 28 maggio al 2 giugno a Vienna, il corto di Claudia Larcher è un’esplorazione d’avanguardia sul verde che domina il nostro pianeta. Un po’ cortometraggio un po’ documentario, The great Tree Piece mette sotto la lente d’ingrandimento sia l’albero in sé che il concetto di esso, cercando di tracciare un parallelo tra la sua vita e quella dell’essere umano, non così diversa come si potrebbe credere. Dall’alto verso il basso, dal macro al micro e viceversa, l’artista Larcher si serve anche dell’uso dell’intelligenza artificiale per dare moto all’immobile e per creare “un’intimità ecologica tra l’uomo e la natura”.

Ispirato al dipinto del 1503 di Albrecht Dürer La grande zolla, conservato qui all’Albertina di Vienna, The great Tree Piece parte da una domanda solo all’apparenza banale: “Che cosa rende l’albero un albero?” Da qui, la regista Claudia Larcher, grande indagatrice di spazi sia fisici che allegorici, decide di dare forma concreta all’incontro con un albero, fatto di infinite parti, dalle foglie più esterne alle singole cellule più interne. In questo viaggio al centro della terra al tempo dei mitocondri, The great Tree Piece propone la complessa interazione uomo-natura, fatta di una reciproca influenza e di una piuttosto diffusa ignoranza in merito alla stessa.

Non è un mistero che lo sviluppo delle foglie – e quindi dell’ombra – abbiano favorito illo tempore l’evoluzione della nostra specie. L’ho detto male e in maniera ingiustamente semplicistica. Ma il movimento della telecamera di Larcher, dalle fronde alle radici passando per tronco e corteccia, rende il giusto tributo a uno dei silenti testimoni dello scorrere del tempo. Accompagnato dall’enigmatica colonna sonora di Gischt, al secolo Ursula Winterauer, brava a scandire le varie fasi della discesa alternando rumori ambientali piacevoli a cambi di ritmo netti e striduli, The great Tree Piece ci porta alla scoperta di un mondo rosso e marrone forse impossibile da raggiungere, appena sotto i funghi e l’humus che significano fertilità e quindi vita.

In questo Tesoro mi si sono ristretti i Ragazzi green edition, Larcher ci conduce per mano in un paesaggio di pochi colori, caldo e freddo al contempo, diretta conseguenza dell’oscurità del sottosuolo. È uno studio sulla natura d’avanguardia e in quanto tale fa un massiccio uso dell’AI, come quando dà un altro tipo di vita all’albero, moltiplicandone la corteccia, o quando affonda lo sguardo su un calabrone arrivando a percepirne – e letteralmente vederne – cellule e vibrazioni vitali rosse pulp, tratteggiando i contorni di una lecita somiglianza con la vita umana.

L’obiettivo di Claudia Larcher, a mio modo di vedere pienamente raggiunto, è quello di creare un’intimità ecologica tra uomo e natura, se non altro perché, come recita il monito finale, abbiamo perso il 50% delle specie animali e vegetali nell’ultimo mezzo secolo. È una wake up call a prendere veramente sul serio le vite affini alle nostre, per ovviare a un futuro che sembra sempre più compromesso. No spoiler, ma la sequenza finale del ritorno alle foglie – dal ciclo di Krebs interno al risultato verde della fotosintesi clorofilliana – è una magica allegoria del tempus fugit che tutto avvolge.

Titolo originale: Das Große Baumstück
Regia: Claudia Larcher
Paese/anno: Austria / 2023
Durata: 10’
Genere: sperimentale
Sceneggiatura: Claudia Larcher
Fotografia: Claudia Larcher
Produzione: Claudia Larcher

Info: la scheda di The Great Tree Piece sul sito del Vienna Shorts; la scheda di The Great Tree Piece sul sito della sixpackfilm